È opportuno riflettere sulla politica urbanistica a Napoli in merito ai contrasti su questo recente tentativo di mediazione tra il Comune impegnato a onorare il proprio obbligo e chi si propone di gestire in proprio unarea fondamentale della città. Nella proposta il soggetto privato indica come convenienza pubblica il risanamento del tessuto urbano, integrato da unampia area di parcheggio. E propone di gestire il tutto. È necessario allora identificare linteresse collettivo e i criteri dello strumento urbanistico. In primo luogo è discutibile laffidamento dellipotesi urbanistica al privato in quanto diretto al solo interesse di parte, con unipotesi sconcertante per il Comune: realizzare un parcheggio di destinazione al centro della città. Ciò anche appare irragionevole essendo lAmministrazione comunale titolare nel valutare quale sia la conseguenza nellarea: si tratta di convogliare il traffico veicolare allinterno di un ambito urbano di massima congestione. Laccesso è del tutto oppositivo alle scelte già avvenute a partire dagli anni Novanta: impedita la circolazione e la sosta in piazza del Plebiscito; limitato il traffico automobilistico nel centro storico; affidata alla sola pedonalità via Caracciolo con la realizzazione di un ambiente unitario tra la Villa comunale e il Golfo, in prosecuzione anche con via Partenope. Ebbene questa strategia complessiva della mobilità dovrà divenire il laboratorio per un nuovo modo di vivere la città, migliorandolo progressivamente. La critica allirrealizzato sottopasso di via Acton non sembra dare insegnamento. La stessa gestione del centro antico voluta anche dallUnesco si è dispersa, da qui bisogna partire fin da ora con idee forti in grado di coinvolgere i cittadini nel riflettere su quale Napoli si vuole. In secondo luogo la gestione di un nucleo urbano significativo non può essere visto come elemento a sé; lesperienza del Pallonetto di Santa Lucia, dei Quartieri spagnoli, della Sanità, tutti reciprocamente isolati, sono quasi estranei allorganismo napoletano, nonostante il loro valore sociale e culturale. Il piano regolatore di Napoli a cinquanta anni dalla propria formazione non ha prodotto criteri innovativi per la tutela e la valorizzazione della città né può assorbire oggi un progetto estraneo alle scelte di questi mesi. Valutiamo anche se la vigente variante al piano è stata rispettata da chi oggi chiede libera disponibilità a operare. Ma non può essere solo questa la divergenza sul progetto per larea dellAntica Dogana: il progetto lo faccia il Comune, qualora ritenga opportuno, condividendolo dallinizio con la Soprintendenza per i Beni architettonici, paesaggistici e storici. Se la gestione privata è limpegno inderogabile per concludere la trattativa, la si conceda pure sul progetto del Comune in modo rigoroso, controllata nelle diverse fasi esecutive.