A breve lok dellUnesco. Tempi lunghi per i tesori arabo-normanni di Palermo Si ripropone il problema della protezione da cemento e trivellazioni dei siti della lista I casi di Piazza Armerina del barocco del Val di Noto e degli enti gestori commissariati Questione di mesi e la Sicilia avrà il suo sesto sito nella lista dei tesori naturalistici e artistici considerati patrimonio dellumanità. Si prospetta così una nuova apertura di credito da parte dellUnesco nei confronti della Sicilia. Legittima certamente la soddisfazione da parte dellEnte Parco che ha preparato tutta la documentazione a sostegno della candidatura, facendo coincidere di fatto il sito con la zona di riserva integrale che circonda il vulcano. Gianni Puglisi, presidente della Commissione italiana per lUnesco, prevede tempi rapidi per la definitiva approvazione della "nomination" da parte dellorganismo internazionale: «È un unicum a livello mondiale», spiega. Mentre si preparano dunque i festeggiamenti per accogliere "Mount Etna" tra i tesori targati Unesco (solo un migliaio di località in tutto il mondo), può essere però utile capire cosa sta avvenendo nelle località della nostra regione già da tempo riconosciute dallorganizzazione delle Nazioni unite. Nella lista si trovano molte delle mete da sempre punto di riferimento per i visitatori della Sicilia. Cè Piazza Armerina, il Val di Noto, larcipelago delle Eolie, i templi di Agrigento, Siracusa e la Valle di Pantalica. In alcuni di queste non si è fatto francamente molto per meritare la protezione internazionale. Basti pensare alla Villa romana di Piazza Armerina oggetto di interminabili lavori di restauro. Le Eolie da parte loro hanno inserito una tassa comunale che si aggiunge ai biglietti dei traghetti in nome delle isole da tutelare, ma sembrano non crederci molto dal punto di vista turistico: collegandosi al sito ufficiale dellarcipelago (www. aasteolie.119. it) ci si accorge che lex Azienda soggiorno e turismo non comunica neanche di sfuggita ai potenziali visitatori che le Eolie hanno meritato un così importante riconoscimento. Per altro verso sulla battaglia contro le trivellazioni nel Ragusano, proprio intorno ai siti del barocco ibleo, il "marchio di garanzia" dellUnesco ha dimostrato la sua forza, aiutando quanti hanno a cuore la salvaguardia del territorio. «Riceviamo di tanto in tanto delle segnalazioni riguardanti i siti siciliani - chiarisce il professore Puglisi, della Commissione nazionale - ma devo dire che fino ad oggi si è trattato di lamentele riguardanti qualche problema di accesso ai siti archeologici ed anche la stessa vicenda delle trivellazioni nel Val di Noto mi sembra ridimensionata». Nulla di allarmante, quindi dal punto di vista della Commissione italiana Unesco. Non è del tutto daccordo Legambiente Sicilia che qualche mese fa ha elaborato un approfondito dossier in cui venivano elencate criticità e minacce per quelli che dovrebbero essere i fiori allocchiello del patrimonio della nostra isola. In effetti quel che appare dalla lettura del dossier è una Regione che si ricorda dei gioielli isolani riconosciuti dallUnesco solo per allestire la discussa spedizione alla Esposizione universale di Shanghai del 2010, affiancando le località considerate patrimonio mondiale ai modellini del ponte di Messina; incapace però di impostare una seria politica di valorizzazione delle perle culturali. Anzi prevale anche in questo campo una strategia applicata in maniera sistematica che mantiene nella massima provvisorietà i vertici degli Enti regionali incaricati di badare al nostro patrimonio culturale e naturalistico. Un esempio per tutti: lEnte Parco dei Templi di Agrigento, sito ufficiale sin dal 1997, nel quale la Regione, lo scorso gennaio, ha preferito nominare un Commissario straordinario anziché dare autonomia e mandato pluriennale agli organi di governo ordinari. Stesso discorso per il Parco dellEtna, che avrà al suo interno la probabile area Unesco numero sei della Sicilia e che è presieduto da un commissario straordinario ormai da anni. Ugualmente precari sono gli altri presidenti-commissari dei Parchi naturali dellisola. Gli amministratori farebbero bene a stare bene attenti perché il sigillo Unesco non è eterno. Già da tempo la Commissione italiana ha iniziato a scrivere ai siti di più vecchia data per chiedere in sostanza cosa stanno facendo per meritarsi il riconoscimento. Visto oltretutto che non mancano quelli che scalpitano per entrare nellelenco dorato. In Sicilia ci sono due candidati di prestigio per lelenco dei siti storico-artistici. Cè Palermo con litinerario arabo-normanno nel quale vengono accomunate anche Monreale e Cefalù e dallaltra parte Taormina con la sua Isola Bella. Per Palermo, però, il professore Gianni Puglisi, non sembra troppo ottimista sui tempi di decisione. «Non penso che se ne parlerà neanche per il 2013 - spiega ancora il presidente della Commissione - visto che dopo la scelta dellEtna di questanno ritengo che ragioni di equilibrio geo-politico faranno probabilmente cadere la scelta lanno prossimo su un sito appartenente ad unaltra regione italiana». Il tam tam di Internet rilancia i dubbi degli appassionati che si chiedono come potrà una Regione che affida la vigilanza di tutto il Parco dellEtna e di tutti i territori limitrofi a 35 guardie forestali distribuite nei vari distaccamenti ad onorare il marchio conferito dallUnesco. «La fotografia aggiornata a dicembre - racconta con veemenza Sergio Mangiameli, scrittore ed animatore dellAssociazione Piuma Bianca - evidenzia 270 micro discariche sullEtna: cosa racconteremo ai turisti che vengono a visitare il nostro pezzo di patrimonio dellumanità e che transiteranno proprio da quelle zone?». In gioco cè quindi lorgoglio siciliano, ma anche una significativa opportunità di sviluppo economico, che di questi tempi non sarebbe da buttar via.