Roma. Quattro ore al giorno fuori dal carcere per occuparsi delle aree di pregio a Roma, i siti archeologici e i grandi giardini: un lavoro socialmente utile che realizza pienamente la funziona riabilitativa della pena. Da oggi, per un anno, una squadra specializzata composta da 18 detenuti del Carcere di Rebibbia (17 uomini e una donna) si prenderà cura, facendo lavori di manutenzione e giardinaggio, dei gioielli della Capitale, 33 aree in centro e in periferia, dai Fori imperiali al Campidoglio. Il progetto Ras (recupero ambientale e sociale) è iniziato in via sperimentale nel 2009: i detenuti, sia uomini che donne, hanno seguito un corso di formazione in storia dell'arte, sicurezza del lavoro e giardinaggio e dal lunedì al venerdì lavoreranno per 4 ore al giorno con la supervisione della sovrintendenza ai Beni culturali. Si tratta - negli auspici del ministro della Giustizia, Paola Severino e del capo del Dap, Giovanni Tamburino - del primo passo di un'iniziativa più ampia che attraverso l'Anci coinvolgerà 200 Comuni italiani. «Crediamo - ha detto il ministro - che il lavoro socialmente utile sia una strada di uscita dall'emergenza carceraria, e vorrei che fosse un punto di partenza per portare questo progetto in tutta Italia. Un esperimento diffuso per far sapere ai cittadini italiani che dal carcere si può uscire facendo qualcosa di utile per la società». Per Tamburino «quando si parla di recupero, il termine rischia di rimane astratto», e «si deve riempire di senso attraverso il lavoro, che significa per i detenuti guadagno lecito e anche restituzione di una parte di interesse alla società che è stata lesa». Il percorso dei detenuti di Rebibbia «è iniziato in via sperimentale nel 2009 con 5 detenuti». 24042012