Commissionata dal barone Barresi, l'opera (di grande formato, oltre 3 metri per 2, costò 101 fiorini d'oro alla fine del XV secolo. La Natività in ceramica invetriata di Andrea della Robbia (1435-1525) è la massima espressione rinascimentale presente a Militello. La pala d'altare di grandi dimensioni (cm 340 x 230), fu ordinata dal barone Antonio Pietro Barresi verso la fine del XVsecolo per essere collocata nella chiesa di Santa Maria (oggi detta «La Vetere»), parrocchia dei Signori di Militello. II costo complessivo fu di 101 fiorini d'oro, dei quali tra i 70 ed i 75 per l'artista ed il restante per le spese accessorie ed il trasporto da Firenze operato dalla Compagnia del mercante Filippo Strozzi. Dopo il terremoto che colpì la Val di Noto nel 1693la «pala», miracolosamente salvatasi dalla distruzione, fu trasferita nell'attuale collocazione: il Santuario Mariano. Adesso all'interno del luogo di culto è stato presentato il primo restauro dell'opera, per mano del maestro acese Angelo Cristaudo, che ha tentato di restituire la brillantezza al «racconto» su ceramica della vita del Cristo, dalla nascita all'Ultima Cena. In circa ottanta «formelle» modellate ad altorilievo, infatti, l'artista fiorentino ha tracciato un racconto che vive nello spazio e rimane nel tempo. La Madonna e san Giuseppe, gli angeli suonatori, i cherubini e le figure che, nella parte bassa, ricordano l'Ultima Cena, già nel 1903 colpirono l'archeologo Paolo Orsi che la giudicò «una grande opera ma con i colori un po' smorzati». Spiega Angelo Cristaudo: «Si è trattato della prima vera operazione di pulizia realizzata in tutti questi secoli. II degrado dell'opera era ascrivibile più agli interventi dell'uomo che non a cause esterne. Sono state eliminate le vecchie stuccature policrome ottocentesche. Alcune tessere sono state distaccate, verificate e ricollocate in sede. L'intervento di restauro ha posto attenzione allo straordinario aspetto storico del manufatto». II restauro ha coinvolto Comune, assessorato regionale dei Beni culturali, Curia arcivescovile di Caltagirone e Soprintendenza ai Beni culturali di Catania.