Sette capitelli ristrutturati dai proprietari Un gruppo di cittadini contesta i lavori Secondo gli 80 firmatari della petizione, restauro troppo rude e senza alcun riguardo verso la situazione originale Per molti Gardolo è solo un caotico affollamento di strade, condomini e capannoni. La minuscola estensione del centro storico rispetto all'abitato odierno infonde ai più un'idea fuorviante sul passato del paese. Ed invece un'opera di incomparabile valore storico esiste, eccome. Si tratta del panoramico Calvario di via Sant'Anna: 14 capitelli, disseminati su mezzo chilometro di scale ed acciottolati, collegamento tra il centro e la più elevata strada per Gardolo di Mezzo. Per gli storici si tratta della più antica Via Crucis privata e «laica« (scollegata cioè da monasteri, chiese e cimiteri) dell'intera provincia. Nata nel 1624 per volontà dei conti Crivelli, che la eressero sulle mura meridionali delle loro proprietà, accoglieva le esigenze dei devoti gardoloti del tempo. Nel 1727 al Calvario si aggiunse una chiesetta con decorazioni ed affreschi, davanti alla croce in marmo rosso che, secondo gli storici locali Barbara Gerlich, Ervino Chiogna e Franco Menapace, fin dal 1699 mutò la toponomastica locale dapprima in Kreutzenberg, poi nell'italico e attuale Monte Croce. Ma quattro secoli si sentono e la Via Crucis versa oggi compromessa e semi-abbandonata. Il selciato è sconnesso e invaso dalle erbacce; la staccionata è divelta in molti punti. Ma la vera nota dolente sono i capitelli. Sei primi sette sono stati recuperati (non senza polemiche, come diremmo nel seguito) gli altri, fagocitati dalle edere, perdono i pezzi. Il rosa antico che li distingueva è un lontano ricordo. Diverse edicole sono inclinate; quasi tutte hanno perso dei pezzi. La chiesetta lungo il percorso è chiusa. Dentro, scritte di writers su affreschi ormai appena visibili. Nel 2005 le proposte di recupero del locale Gruppo Ana caddero nel vuoto poiché la normativa impone che per simili opere intervengano restauratori titolati, con costi stimati solo per gli ultimi sette capitelli «fra i 70 e i 100 mila euro", come ricorda il presidente circoscrizionale Corrado Paolazzi. Ed a nulla, finora, sono valsi anche i tentativi di Marco de Ferrai, ultimo discendente dei Crivelli, di donare al Comune le sette edicole finali. Un gesto altruista, nell'ottica di accelerare i tempi di un restauro, impantanato dalle lungaggini per i frazionamenti e gli iter catastali. Nel paese, intanto, divampano le polemiche. A lanciare il sasso è Luciano Casotti, presidente della Commissione Cultura: «L'opera è in condizioni indegne. Un capitello è persino scomparso". Un furto che segue la sparizione, passata anch'essa sotto silenzio, di un altro patrimonio storico del sobborgo, i preziosi teschi in pietra dalle mura del cimitero. Ma non sono solo i vandalismi a far discutere. Nell'agosto scorso, dicevamo, i primi sette capitelli sono stati risanati dagli attuali proprietari, la famiglia Filippini. Una messa in sicurezza in buona fede, ma secondo gli oltre 80 firmatari di una petizione, troppo rude e senza alcun riguardo verso la situazione originale. «L'alternativa era lasciare le edicole a rischio di crollo, su un sentiero aperto al pubblico« ribattono i Filippini, proprietari dei capitelli e anche di parte della strada. Un gesto di buona volontà il loro, nel rispetto delle regole vigenti. Ma qual è il valore artistico del percorso? Marcello Pegoretti, tra i promotori della petizione, lo ha chiesto alla Soprintendenza per i beni architettonici, la quale il mese scorso ha dato una risposta chiara: la Via Crucis non è gravata da alcun vincolo, non rientrando nel Codice dei beni culturali e del paesaggio. Tutt'al più, secondo il dirigente Sandro Flaim, esisterebbero in merito solo delle disposizioni a tutela degli affreschi. «Ma di certo rimane il loro valore devozionale e storico - attacca Casotti - tanto che anche quest'anno, al Mercoledì santo, la Via Crucis è stata percorsa dai fedeli". Il destino ha voluto che la storia di questo Calvario sia un costante alternarsi di abbandoni e di recuperi. Dall'ultimo sono passati ormai 131 anni. Era il 1881 quando, nell'allora comune di Gardolo dal Piano, don Francesco Torresani, il conte Francesco Crivelli ed il capo comune Noè Gennari ratificarono l'avvenuto recupero. «È ora che le cose si sblocchino - conclude Casotti - Andremo presto dal parroco, don Marco Saiani, a chiedere che sia la Parrocchia ad occuparsene".
Gardolo, l'antica Via crucis è in rovina
Riassunto in 200 parole:
Il Calvario di via Sant'Anna a Gardolo è una Via Crucis privata e laica, nata nel 1624 per volontà dei conti Crivelli. È considerata la più antica di questo tipo in provincia. Tuttavia, il percorso è stato compromesso e semi-abbandonato. I capitelli, in particolare, sono stati danneggiati e molti sono stati persi. Solo sei dei sette capitelli sono stati recuperati, mentre gli altri sono stati distrutti dalle erbacce e dalle edere. La chiesetta lungo il percorso è chiusa e le scritte di writer su affreschi ormai appena visibili.
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