Lorenzo Bini Smaghi è presidente della Fondazione Palazzo Strozzi Il caso della Fondazione Strozzi è esemplare: genera un indotto alto grazie a un contesto economicamente sano, dov'è possibile attingere a finanziamenti pubblici e privati Vorrei sviluppare due tesi, anche prendendo spunto dall'esperienza di Palazzo Strozzi. La prima: la cultura non si mangia, ma dà da mangiare. La seconda: di sola cultura, non si mangia. La cultura dà da mangiare a milioni di persone, in Italia e all'estero. È un'attività economica, che impiega direttamente e indirettamente un numero importante di operatori, che crea indotto su altre attività economiche, in particolare nel settore dei servizi. Esistono oramai metodologie internazionali per valutare l'impatto dell'attività culturale sull'economia del territorio. La Fondazione Palazzo Strozzi produce ogni anno un rapporto nel quale viene stimato l'impatto sul territorio fiorentino dell'attività che essa stessa svolge. Il Rapporto viene elaborato da Boston Consulting Group. Per il 2011, Bcgstima che l'attività svolta dalla Fondazione generi un indotto di 29 milioni di euro. I ricavi di Palazzo Strozzi sono di circa 7 milioni annui, per cui il moltiplicatore è pari a circa 4; per ogni euro speso da Palazzo Strozzi, ne vengono generati altri 3. Un aspetto importante da sottolineare è che l'erario, che contribuisce all'attività di Palazzo Strozzi per circa 2,4 milioni annui, viene più che ripagato, dato che i 22 milioni di euro di attività economica aggiuntivi prodotti da Palazzo Strozzi determinano un aumento di entrate fiscali di entità maggiore. In altre parole, un euro di contributi pubblici a Palazzo Strozzi è più che ripagato per le casse pubbliche. Questo risultato dipende dal fatto che il contributo pubblico all'attività di Palazzo Strozzi rappresenta solo il trenta per cento circa del totale dei ricavi e che il moltiplicato- re di attività è pari a quattro. Se il contributo pubblico fosse maggiore, pari ad esempio al cinquanta per cento dei ricavi, sarebbe molto più difficile, forse impossibile, per l'erario recuperare i fondi investiti. Questo mi porta ad affrontare il secondo punto. Di sola cultura, non si mangia. La cultura non riesce a sopravvivere solo con risorse proprie. Questo è ampiamente dimostrato da numerosi studi. In nessun Paese i ricavi propri - vendita dei biglietti, merchandising, ecc. - copre i costi delle attività culturali, in particolare quelle artistiche. Nella media europea, i costi coprono meno del 15 per cento. Da questo punto di vista Palazzo Strozzi è un caso abbastanza eccezionale, dato che i ricavi propri rappresentano quasi il 30 per cento, il doppio della media internazionale. Per finanziare la cultura sono necessarie altre due fonti, i finanziamenti pubblici e quelli privati. Senza questi la cultura non sopravvive, non può dare da mangiare. Per fare cultura è necessario avere finanze pubbliche sane e un'economia privata florida. L'attività culturale non può fiorire se è l'unica attività esistente. In altre parole la cultura difficilmente può svilupparsi in un territorio privo di altre attività economiche, che siano in grado di generare proventi erariali e finanziamenti privati adeguati, che sono necessari affinché l'attività culturale sia sostenibile, e a suo turno in grado di generare altre attività e risorse. Le città-museo, i paesi-museo, le regioni-museo difficilmente possono sopravvivere nel contesto attuale, perché difficilmente riescono a disporre di risorse pubbliche e private sufficienti per sostenere la loro ragion d'essere. Per colmare il divario tra costi e ricavi, che anche nei casi più virtuosi come quello di Palazzo Strozzi è comunque intorno al settanta percento, sono necessarie entrate fiscali e finanziamenti privati, sotto forma di sponsorizzazioni e sostegni di tipo filantropico. Entrambe le fonti di sostegno - pubblico e privato - sono essenziali. Dati i vincoli di finanza pubblica, il settore pubblico - da solo - non ce la fa a finanziare l'attività culturale, né a livello nazionale né a quello locale. Lasciata al solo sostegno pubblico la cultura può dare da mangiare a un numero sempre più ridotto di persone. Si determina un progressivo impoverimento dell'attività culturale nel territorio. Per evitare che ciò avvenga, e al contrario promuovere lo sviluppo dell'attività culturale sul territorio, è necessario il contributo del settore privato, sotto forma di finanziamenti, sponsorizzazioni, sostegno filantropico. È dunque necessario che vi sia un settore privato florido, in grado di erogare un sostegno adeguato. La cultura può dare da mangiare se viene prodotta in un contesto generale di sviluppo economico, che consente di generare entrate fiscali e finanziamenti privati adeguati. Tanto più il territorio in cui opera l'istituzione culturale è in grado di erogare fondi pubblici e privati necessari alla sua attività, tanto più facile è attirare finanziamenti pubblici e privati anche dal di fuori di quel territorio. Palazzo Strozzi è un esempio al riguardo. Sul fronte dei finanziamenti privati, aziende che non hanno un'attività prevalentemente fiorentina, come Bank of America, Brevan Howard, Boston Consulting, Saatchi and Saatchi e altri ancora contribuiscono al finanziamento di Palazzo Strozzi non solo per la qualità delle attività svolte ma anche perché vi sono aziende fiorentine come Ferragamo, Fingen, Carifi, Findomestic, Leo France o aziende che hanno importanti attività a Firenze come Rocco Forte che hanno deciso di dare un contributo diretto che assicura l'indipendenza finanziaria dell'istituzione. Allo stesso tempo, il fatto che il Comune e la Provincia di Firenze sostengano Palazzo Strozzi ha sicuramente rappresentato un fattore che ha incoraggiato la Camera di Commercio e la Regione a dare il loro contributo e allo Stato di fornire la garanzia assicurativa. In conclusione, la cultura dà da mangiare ed è fonte di sviluppo economico, ma solo se vengono soddisfatte alcune condizioni fondamentali. Se le risorse disponibili vengono gestite in modo efficiente, secondo criteri moderni che mirano a combinare qualità del prodotto e massimizzazione delle entrate proprie. In secondo luogo, se gli operatori economici del territorio vengono coinvolti direttamente, per sostenere finanziariamente un'attività che a sua volta produce ricadute positive, anche in termini economici. Infine se le amministrazioni locali operano attivamente per favorire le due condizioni precedenti, ossia un governo efficiente delle istituzioni culturali e lo sviluppo di un sistema produttivo privato robusto, diversificato e pienamente coinvolto nel progetto culturale.
La cultura fattura. Il sodalizio che fa del bene un utile
Lorenzo Bini Smaghi sostiene che la cultura non si mangia, ma dà da mangiare. L'attività culturale è un'attività economica che crea indotto su altre attività economiche e genera entrate fiscali e finanziamenti privati. La Fondazione Palazzo Strozzi produce ogni anno un rapporto che stimi l'impatto sul territorio fiorentino dell'attività che essa stessa svolge. Il rapporto del 2011 stimava che l'attività di Palazzo Strozzi generi un indotto di 29 milioni di euro. Il moltiplicatore è pari a circa 4, ovvero per ogni euro speso da Palazzo Strozzi, ne vengono generati altri 3.
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