I ritardi. Fermo il restyling dell'edificio: non ci sono più fondi Il reportage. Rioccupato l'emiciclo danneggiato dal fuoco. Protestano i visitatori CASERTA. L'incendio della sera precedente non li ha fermati. Clochard e immigrati continuano a occupare i locali, putridi e senza finestre, di uno dei due emicicli della Reggia, in pratica quello interessato da lavori di ristrutturazione sospesi da anni per mancanza di fondi, dove venerdì sera le fiamme, subito domate dai vigili del fuoco, hanno destato paura e apprensione. A testimoniarlo il continuo andirivieni di sbandati notato ieri e gli scrosci d'acqua piovuti (a intermittenza) dal tetto, segnale inequivocabile di presenze. Per entrare nell'emiciclo viene utilizzato un percorso di fortuna, delimitato da lamiere, che da piazza Carlo III, una volta superate le transenne, conduce all'unico varco accessibile ricavato lungo le pareti murate l'anno scorso dalla Soprintendenza per evitare le «incursioni» di senzatetto e tossicodipendenti. L'episodio dell'incendio, che in pochi minuti ha divorato materassi, indumenti e rifiuti, ha riproposto il problema delle responsabilità e soprattutto suscitato interrogativi sul futuro della parte terminale dell'emiciclo che ospita anche il college della Scuola della Pubblica Amministrazione, dove a fine marzo ha fatto tappa il Presidente Giorgio Napolitano. I lavori di ristrutturazione dell'emiciclo, di proprietà demaniale, furono interrotti nel 2004 per esaurimento dei fondi stanziati dal Ministero dei beni culturali. La struttura avrebbe dovuto (e dovrebbe perché la destinazione d'uso non è cambiata) ospitare l'Archivio di Stato di Caserta. A elaborare il progetto il Provveditorato alle Opere Pubbliche. L'incendio, però, ha riproposto anche il problema del degrado in cui versa piazza Carlo III, il biglietto da visita peri turisti in visita alla Reggia. Verde incolto, rifiuti, bottiglie e lattine ovunque, scale d'emergenza del parking sotterraneo invase da escrementi e a quanto pare ricovero occasionale di sbandati, un'antenna (televisiva?) installata a poca distanza dai varchi d'accesso del parcheggio che rischia di stridere con i regolamenti previsti per le aree dove insistono complessi monumentali patrimonio dell'Unesco, panchine in marmo distrutte, pavimentazione divelta e potenziale trappola per i pedoni. E ancora, barriere in cemento armato a forma di palla poste a protezione dei fari istallati nel basolato dinanzi alla Reggia, che vandali hanno «trasportato» in diversi punti, anche lungo i viali che costeggiano i due emicicli. E poi ancora le pareti imbrattate con scritte e disegni fatti con lo spray: non solo dediche d'amore ma anche svastiche, croci celtiche, che compaiono pure sui lampioni, e scritte inneggianti all'odio verso Israele (proprio all'altezza del varco utilizzato dai clochard). Ma a disturbare c'è anche il fenomeno degli ambulanti, italiani compresi. Guide, cartoline, souvenir, palloni Super Santos (quelli che hanno visto crescere generazioni di italiani): entra di tutto nel cannocchiale della Reggia. Anche le donne che «vendono» i numeri della fortuna. Fenomeno ieri mattina non ostacolato (se non con qualche timido tentativo) dal personale di vigilanza della soprintendenza («tocca alle forze dell'ordine», hanno detto due dipendenti durante un vivace scambio di battute con una persona, qualificatasi come funzionario del ministero degli Interni, sconcertata nell'assistere all'«invasione») e interrotto, o quanto meno frenato, dall'intervento della polizia municipale, che ha effettuato anche dei sequestri.