I visitatori: «Sul sito annunciata l'apertura per tutta la settimana» La replica: «Non è un museo, qui si studia come in biblioteca» Il patrimonio. Raccoglie il patrimonio documentario del Regno dai Borbone all'epoca napoleonica NAPOLI La disinformazione che si combina con il disservizio. E la delusione dei visitatori che diventa protesta dopo aver tentato, invano, di telefonare all'Archivio di Stato di Napoli per prenotare una visita e non esservi riusciti e dopo aver seguito le indicazioni del sito napolidavivere.it (che annuncia «l'accesso gratuito, dalle 9.00 alle 12.00, nell'ambito della XIV Settimana della Cultura dal 14-22 aprile») e ritrovarsi respinti dal custode. Sicché, Ernesto Sessa (la cui email pubblichiamo integralmente qui accanto) non ha potuto fare altro che dar sfogo alla sua rabbia, vergando una lettera di protesta all'indirizzo della direttrice dell'Archivio di Stato di Napoli, Imma Ascione. Sessa racconta che ieri mattina, con una comitiva di amici milanesi, si è recato presso la sede dell'Archivio. «Mi sono ritrovato, sconcertato, al cospetto del custode accusa che respingeva i numerosi turisti accorsi come me all'evento (la mostra Napoli Capitale Europea). Il custode ci comunicava che l'accesso all'Archivio è previsto il lunedì e il giovedì dalle 11 alle 12. Questo, peraltro, in contrasto con gli orari riportati nel sito ufficiale dell'Archivio. E dire che avevo anche telefonato poco dopo le 9 per avere informazioni su un'eventuale prenotazione». Certo, «la vicenda continua la lettera oltre a procurare frustrazione e sdegno fa riflettere ancora una volta sull'effetto boomerang che iniziative gestite con colpevole leggerezza e la sciatta gestione delle nostre istituzioni da parte di alcuni funzionari provocano al prestigio della città e all'industria turistica. Fino a quando i napoletani dovranno continuare a vergognarsi per figuracce come questa?». La direttrice dell'Archivio di Stato di Napoli, Imma Ascione, ha replicato via email alla lettera inviatale dal visitatore deluso, scusandosi per l'inconveniente e invitandolo a ritornare coi suoi amici il i maggio prossimo, quando i locali saranno aperti al pubblico dalle 9 alle 13.30. Qualcuno parla di «disservizi voluti e di disorganizzazione dilagante» nell'Archivio di Napoli. Ma la direttrice Ascione si difende: «Purtroppo spiega gli orari riportati dall'opuscolo distribuito dalla direzione regionale del Mibac sono sbagliati. E poi l'Archivio di Stato non può essere visitato come un museo, non ha una intrinseca vocazione turistica: è come se fosse una biblioteca, qui viene gente a studiare e le visite devono essere prenotate e guidate. Per le visite guidate ci stiamo attrezzando, le faremo il i maggio con un'apertura mattutina straordinaria, avendo a disposizione 55 funzionari, tra archivisti, tecnici e personale amministrativo. Inoltre, per consentire aperture al pubblico programmate stiamo organizzando incontri con gli operatori turistici in modo da poter condividere modalità e programmazione delle visite». La sede centrale dell'Archivio di Stato di Napoli è da 160 anni allocata nel complesso monumentale dell'antico monastero benedettino dei SS. Severino e Sossio in piazzetta Grande Archivio nel centro storico. Il suggestivo chiostro detto Atrio del Platano, la parte più antica del monastero, prende il nome dall'albero che, secondo la leggenda, sarebbe stato piantato da San Benedetto e presenta il ciclo di affreschi rinascimentali più completo della città. Il patrimonio documentario è particolarmente prezioso. Vi si trovano i fondi provenienti dalla Regia Camera della Sommaria, l'organo incaricato della revisione dei conti dello Stato e dei comuni e dell'antico contenzioso amministrativo. «A questo archivio attingono gli studi sulle successioni feudali e sull'intestazione dei feudi, sull'amministra-zione delle rendite e sulla riscossione dei tributi durante tutto l'antico regime». Dunque, gli atti dei catasti onciari voluti da Carlo di Borbone per censire i beni dei sudditi dei domini continentali e per avviare un nuovo e più efficace sistema di imposizione diretta. L'attività di governo svolta dai viceré spagnoli prima e austriaci dopo è rappresentata dall'archivio del Consiglio Collaterale, che affiancava e a volte contrastava le decisioni del viceré e custodiva gli atti della cancelleria. Risalenti al regno di Carlo III sono l'archivio della Real Camera di Santa Chiara, ma soprattutto l'Archivio Farnesiano, il complesso delle carte provenienti dal ramo materno del primo sovrano della dinastia borbonica. Fra gli altri archivi via via versati e in corso di implementazione, una particolare segnalazione merita l'archivio del Genio civile di Napoli, costituito dai documenti relativi ai lavori pubblici realizzati nella città, anche di molto antecedenti all'istituzione di quell'ufficio nel 1882. Dopo la seconda guerra mondiale, sotto la direzione di Riccardo Filangieri, fu avviata un'attenta opera di acquisizione di archivi privati (di famiglie o di personalità), che prosegue tuttora e si procedette all'acquisto dell'Archivio Borbone dagli eredi della spodestata casa regnante residenti in Germania. Queste preziose carte, che Francesco II portò con sé in esilio, integrano gli archivi di Casa Reale già conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli. Infine, viene menzionato nella presentazione del sito ufficiale, «costituisce un cimelio di particolare valore il prezioso codice miniato della Confraternita di Santa Marta (secoli XV-XVII), contenente stemmi di personaggi eminenti, come lo Stemma di Ladislao di Durazzo, lo Stemma di Isabella di Lorena e lo Stemma di Alfonso I d'Aragona».