NAPOLI. Cinque indagati al centro della bufera giudiziaria che ha travolto l'antica biblioteca dei Girolamini e il suo direttore Massimo De Caro. Inchiesta delicata, quella coordinata dal procuratore Giovanni Melillo e condotta dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale, sulla scandalosa gestione di un patrimonio unico in Europa che rischiava di essere smembrato, fatto a pezzi, con libri antichissimi sottratti e fatti sparire nell'indifferenza generale, visto che mancava persino un dettagliato catalogo dei volumi custoditi. Sono pesantissime le accuse nei confronti di De Caro: si va dal peculato alla distruzione di documenti, ovvero delle schede che avrebbero potuto dimostrare come dalla biblioteca siano stati sottratti preziosi testi. Ad incastrare De Caro ci sarebbero, dunque, ben otto video che mostrano il direttore intento, con l'aiuto di altre persone, nel trasportare antichi volumi all'esterno della struttura di via tribunali. Le auto attendevano su via Duomo per fare il pieno di libri e poi via, verso mete ignote. Contro il bibliofilo legato a Marcello Dell'Utri ci sono, dunque, anche altre prove oltre alle denunce fatte dai professori universitari che lo accusavano già settimane fa. Voci, quelle raccolte dal docente federiciano di Storia dell'Arte, Tomaso Montanari che scriveva: «La biblioteca oggi è chiusa perché dev'essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco. Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca». Il direttore De Caro ha risposto alle accuse con una denuncia ai carabinieri, sollevando il "giallo" di 1.500 preziosi libri scomparsi. Difeso a spada tratta dagli oratoriani aveva indetto una conferenza stampa per raccontare come era riuscito a scoprire il furto dei volumi, attraverso un elenco recuperato per caso in un cassetto, proprio pochi giorni dopo la denuncia degli studiosi che lo accusavano. E invece spuntano i video dei raid, immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza. Secondo le indagini, De Caro, con l'ausilio di due fratelli che lavorano con mansioni di natura varia nella biblioteca, ma che attraverso internet potevano connettersi dalla loro abitazione con il sistema di videosorveglianza installato nel complesso dei Girolamini. I due fratelli raccontano agli inquirenti anche di aver visto l'ormai ex direttore introdursi la notte in compagnia di altre persone, prelevare libri dagli scaffali, ficcarli in borsoni e scatole e portali all'esterno. Qui il materiale veniva caricato su alcuni veicoli parcheggiati in via Duomo. De Caro avrebbe ricevuto le chiavi da padre Sandro Marsano, conservatore della biblioteca stessa. Contemporaneamente al sequestro, i carabinieri hanno eseguito numerose perquisizioni. A Verona, a casa di De Caro, nel complesso dei Girolamini e a casa di padre Marsano. Non solo. De Caro è stato notato all'interno della biblioteca mercoledì sera quando il sistema di videosorveglianza sarebbe stato manomesso. Intanto, il direttore, da ritenere non colpevole fino ad un eventuale condanna, respinge le accuse: «Io i libri li ho recuperati mentre altri li facevano finire all'estero».
Girolamini. Furto in biblioteca, cinque indagati
In Napoli, un'inchiesta giudiziaria è in corso per la gestione della biblioteca dei Girolamini e del suo direttore Massimo De Caro. Le accuse sono pesantissime, tra cui peculato, distruzione di documenti e sequestro di libri antichi. I carabinieri hanno trovato video che mostrano De Caro e altre persone trasportare libri all'esterno della biblioteca. Le auto erano cariche di libri e poi venivano portate via. De Caro ha risposto alle accuse con una denuncia ai carabinieri, affermando di aver recuperato i libri. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che De Caro aveva ricevuto le chiavi della biblioteca da padre Sandro Marsano, il conservatore della biblioteca.
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