L'ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli è indagato per peculato nell'ambito di un furto milionario De Caro: «Ero riuscito a ottenere la restituzione di 28 volumi dalla casa d'aste Christie's. Non potevo trasportarli tutti insieme, per cui abbiamo organizzato diversi viaggi» Diceva che l'avrebbe fatto, e così è stato. Nella sua villa alla Biondella, sopra Borgo Venezia, Marino Massimo De Caro esce tra gli alberi del parco privato, per raccontare la sua versione dei fatti. L'ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli, indagato per peculato nell'ambito dell'inchiesta sul furto di 1500 volumi antichi per un valore milionario, esordisce con un appunto sulla perquisizione subita pochi giorni fa, proprio qui, nella sua residenza veronese, dove abita dal 1999. «I carabinieri hanno iniziato a setacciare la mia casa alle 22, per finire alle 2 di mattina». Risultato? Tre dei libri cercati erano qui a Verona. Tre dei tanti che ancora mancano all'appello, trasformando la scomparsa dei preziosi tomi in un caso nazionale. ACCUSE E REPLICHE. Le indagini sono in corso. Ma la faccenda dei libri rubati è già costata a De Caro l'incarico di consigliere del ministro per i beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi, nonché quella di direttore della biblioteca dei Girolamini, ricoperto dallo scorso giugno. «Meglio così, mi sento più libero di difendermi». In più, De Caro replica a chi lo accusa di non essere laureato: «Il mio titolo esiste. Chi afferma il contrario mi denunci, se ne è convinto». E contraddice quanto già dichiarato dalla nostra università, cioè che lui non avrebbe mai insegnato all'ateneo scaligero: «Nel 2005, ho tenuto alcune lezioni per lo Stedal, il master in storia e tecniche dell'editoria e antiquariato librario. Ero anche nel comitato scientifico». E la sua libreria antiquaria in piazza Erbe? «Chiusa da anni». LA SUA VERSIONE. De Caro, colpito dalla gragnuola di accuse di alcuni dipendenti della biblioteca, di migliaia di intellettuali e di alcune inchieste giornalistiche, dà una sua spiegazione a tutto. Qualche esempio: «Se tre libri erano a casa mia, c'è il motivo», afferma. E parte col racconto. «Il direttore di una biblioteca prestigiosa, qual ero io fino alla mia auto-sospensione, ha il dovere di aggiornarsi sui libri d'antiquariato in circolazione. Sono solito consultare il catalogo delle più importanti case d'asta, da ultimo quello della londinese Christie's. A marzo, mi accorgo che stanno per finire in vendita volumi marchiati con il timbro della biblioteca dei Girolamini. "Congregazione oratorio Napoli", riportano infatti sul frontespizio. In alcuni, la scritta appare abrasa, come se si fosse tentato di cancellarla». Quindi? «Dopo uno scambio di e-mail con la casa d'aste, io e il conservatore della biblioteca, don Sandro Marsano, voliamo a Londra. E portiamo con noi le fotocopie di un catalogo settecentesco dal quale risulta che quei libri provengono proprio dagli scaffali dei Girolamini, mentre non ve n'era traccia nei nostri cataloghi attuali». I libri della biblioteca finiti nei depositi Christie's sarebbero 28. «Riesco dunque a ottenere la restituzione dei volumi, e la casa d'aste li invia nella sua sede di Milano. Delego un amico per recuperarli e portarmeli a Verona. Da qui, li avrei trasferiti tutti a Napoli. Un po' alla volta, perché io viaggio in treno o in aereo, e non avrei potuto portarmi appresso una cassa di libri. L'ultimo giro, l'ha fatto un mio amico con la sua auto. Per sbaglio ha dimenticato a casa mia tre tomi. Ma guarda un po', il giorno stesso del rientro dei libri a Milano, escono sui giornali le accuse nei miei confronti», dice De Caro. Cosa intende? De Caro punta il dito verso alcuni dipendenti della biblioteca dei Girolamini : «Loro hanno portato alla magistratura i nastri della videosorveglianza in cui mi si vede portar fuori dalla biblioteca alcune casse. Stavo solo andando a buttare pile di vecchie riviste senza valore: ecco perché non ho badato alle telecamere. Ed era il primo agosto: avrebbero dovuto denunciarmi allora». Ma perché lo faceva di notte? «Quando sono a Napoli, due giorni la settimana, smaltisco il lavoro fino a tardi». Perché alla spazzatura non ci pensavano gli addetti alle pulizie? «Non ci sono fondi per pagarli». E allora chi ha rubato i libri? «Secondo me, qualcuno che lavorava in biblioteca da molti anni, e aveva avuto il tempo di scegliere e agire».