Perizie false per pagare le bollette della luce, favori alle ditte di manutenzione. Il responsabile della direzione generale per le antichità del ministero è sotto accusa in Campania. Fu promosso quando l'indagine era già partita Truffa allo Stato, false perizie, abuso d'ufficio. Indagato dalla procura di Salerno Angelo Ardovino, responsabile del servizio II della Direzione Generale per le Antichità del ministero dei Beni Culturali. Dal suo dipartimento, che si occupa della Tutela del patrimonio Archeologico di tutta Italia, dipende anche direttamente la Soprintendenza Autonoma di Pompei e di Napoli. Il pubblico ministero Rocco Alfano, che ha chiuso nei giorni scorsi un'indagine durata un paio d'anni, gli contesta la truffa allo Stato, falso in atto pubblico e abuso d'ufficio. E chiede ora al gip il rinvio a giudizio. Ardovino risulta tra i candidati alle prossime comunali a Isernia per Fli, il partito di Fini, nella lista del candidato sindaco Mauro, ex presidente della Provincia. Secondo il sostituto procuratore Alfano, quando era Soprintendente per i beni archeologici di Salerno, Avellino e Benevento (che amministrano, fra l'altro, Paestum e Velia), avrebbe approvato una perizia falsa, relativa a lavori di manutenzione mai realizzati, per un valore di 400 mila euro. Quel documento intitolato "falsamente", come si legge nella chiusura indagini, "Progetto sperimentale modello di gestione e valorizzazione museale - Musei e aree aperte al pubblico", gli era servito per farsi dare 400 mila euro dal ministero per andare a sanare dei buchi di bilancio che s'erano misteriosamente creati nella Soprintendenza Campana. Nessuno sa come quel debito fosse stato provocato, non è dato sapere infatti che fine abbiano fatto i soldi che erano stati stanziati per pagare quei debiti. Sta di fatto che ad un certo punto l'Enel ha minacciato di staccare ai tre siti archeologici la luce se non fosse stata pagata la bolletta. E così in fretta e furia Ardovino, con la complicità di alcuni funzionari, "ingannò" il Ministero chiedendo i soldi per una "Sperimentazione" che in realtà non fu mai realizzata. Quei progetti indicati da Ardovino nella perizia, scrive il pm Alfano, "non riguardavano affatto lavori di innovazione tecnologica rispetto agli impianti già esistenti, ma erano un mero elenco di lavori di stretta manutenzione per alro già oggetto di una precedente perizia di spesa". Quel doppione di perizia falsa, aggiune il sostituto procuratore, "induceva in errore i competenti dirigenti del Ministero, tanto che veniva approvata a livello ministeriale una spesa di 400 mila euro". Quei soldi furono poi dirottati con una ardita e illegale operazione contabile all'Enel, "procurando - sottolinea il magistrato - un ingiusto profitto a Ardovino e all'ex soprintendente dottoressa Tocco, derivante alla loro mancata esposizione ad una evidente resposnabilità contabile per il mancato pagamento delle bollette della luce". Quel comportamento, inoltre, provocava un "ingiuto danno al ministero dei Beni Culturali che così, in realtà, erogava più volte fondi alla soprintendenza di Salerno per pagare voci di spese correnti". L'indagine non ha accertato dove fossero finiti i soldi che avevano poi generato il buco di bilancio. Il dottor Alfano contesta però un altro reato ad Ardovino, quello di aver privilegiato delle ditte aggirando la legge sugli appalti nell'affidamento dei lavori di manutenzione. In sostanza, il soprintendente ha "artificiosamente frazionato l'affidamento in dieci distinte acquisizioni di lavori in economia, tutte aggiudicate in affidamento diretto". L'affidamento diretto frazionato da Ardovino (anziché il bando pubblico previsto dalla legge), "procurava ai titolari delle imprese l'ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità". E nel contempo, "si verificava pari e ingiusto danno per la Soprintendenza di Salerno, Avellino e Benevento, che così non poteva conseguire anche quei ribassi che normalmente si registrano con i bandi pubblici di appalto". Nonostante fosse da tempo sotto indagine da parte della procura di Salerno, il dottor Ardovino è stato promosso dirigente del servizio II della Direzione Generale per le Antichità proprio da quello Stato che, stando alle accuse, sarebbe parte lesa nella truffa. (21 aprile 2012)