Marino Massimo De Caro vive alla Biondella ed è indagato per peculato per i libri scomparsi. L'Università: «L'ex direttore della Biblioteca dei Girolamini non ha mai tenuto corsi». Dubbi anche sulla laurea e sul titolo nobiliare Marino Massimo De Caro si affaccia alla porta della sua abitazione, un villino in zona Biondella immerso nel verde di un parco privato. «Sto parlando adesso con il mio avvocato», dice con tono calmo, spiegando di non voler rilasciare dichiarazioni alla stampa. Ma fa anche intendere di non escludere la possibilità di parlare nei prossimi giorni. E allora, forse, avremo anche la sua versione dei fatti, ormai finiti tra le colonne di tutti i giornali nazionali, riguardo alla scomparsa di 1.500 preziosi volumi e manoscritti della cinquecentesca Biblioteca dei Girolamini, la più antica di Napoli. Perché c'è un lungo filo di dichiarazioni inesatte e giri ancora poco chiari che collega Verona alla città partenopea. A tendere questo filo da un capo all'altro della penisola è lui, Marino Massimo De Caro, d'origine barese, ex direttore (già contestato) della Biblioteca dei Girolamini, scrigno di testi antichi di grande valore. Ecco che succede: due giorni fa, la procura di Napoli autorizza la perquisizione delle abitazioni di De Caro. Egli, infatti, è iscritto nel registro degli indagati per peculato nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa dei preziosi volumi dagli scaffali della biblioteca napoletana. E Verona? C'entra per tre motivi. Primo, la villa della Biondella, sopra Borgo Venezia, è una delle abitazioni oggetto delle ispezioni dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale. É stata posta sotto sequestro la Biblioteca dei Girolamini, e perquisita anche la residenza napoletana di De Caro. Secondo, De Caro ha dichiarato al «Corriere del Mezzogiorno» di aver «insegnato Storia e tecnica dell'editoria nei master di specializzazione dell'università di Verona», e quindi di intrattenere con la nostra città un rapporto professionale, oltre che abitativo. Terzo, il nome di De Caro è legato a una libreria antiquaria in centro storico. Allora: da noi interpellata sui corsi tenuti dal «professor» De Caro, l'università risponde picche. Nel senso che De Caro non risulta titolare di alcuna cattedra nel nostro ateneo, né oggi né in passato. Però ci è mancato poco: «Risulta una sua proposta per l'attivazione di un corso, risalente all'anno scorso e poi più concretizzata. Comunque, non è mai stato nostro docente», dicono dall'università. Nel frattempo, emergono dubbi sulla veridicità della laurea che De Caro afferma di aver conseguito a Siena, nonché sul titolo nobiliare di cui dice essere decorata la sua famiglia. Le indagini sul filone dei libri scomparsi sono tuttora in corso. Ma non è escluso che proprio in terra scaligera possa saltar fuori qualche prezioso tomo tra quelli che risultano trafugati alla biblioteca dei Girolamini. Nel frattempo, De Caro è stato raggiunto dagli strali di circa duemila personalità della cultura italiana, firmatarie di un appello per cacciarlo da direttore dei Girolamini, in quanto «non ha i benché minimi titoli scientifici e la competenza professionale per onorare quel ruolo». Ruolo dal quale, in ogni caso, De Caro si è autosospeso pochi giorni fa. E la faccenda si fa sempre più spinosa, nonché intricata. L.CO.
NAPOLI CHIAMA VERONA. Dai furti sospetti alla cattedra Mai insegnato qui in ateneo
Marino Massimo De Caro, ex direttore della Biblioteca dei Girolamini, è indagato per peculato per la scomparsa di 1.500 preziosi volumi e manoscritti della biblioteca. La sua abitazione a Napoli è stata perquisita e la sua villa a Verona è stata posta sotto sequestro. De Caro è stato accusato di non avere i titoli scientifici e professionale per il ruolo di direttore della biblioteca. La sua università di Verona ha confermato che non ha mai tenuto corsi. De Caro ha anche affermato di avere un titolo nobiliare, ma non è stato possibile verificare la sua veridicità.
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