MONTESILVANO. Oltre 5 milioni tra dipinti, sculture, oggetti antichi e preziosi, circa centomila chiese, decine di migliaia di archivi, 5 mila biblioteche. È il tesoro della Chiesa italiana, un patrimonio unico al mondo che sarà finalmente catalogato con la creazione di una grande banca dati. È il progetto «Ecumene», che prevede la realizzazione di un contenitore in cui confluiscano gli inventori dei beni culturali, artistici, architettonici, archivistici e librari della Chiesa che sono, per numero e straordinarietà, una delle maggiori ricchezze presenti sul territorio italiano. Le iniziative assunte dalla Cei per il censimento, lo studio e la tutela dei suoi beni sono state, ieri, il tema dell'ultima giornata del convegno nazionale «Nuove tecnologie, risorsa per la comunità ecclesiale», promosso dalla Conferenza episcopale italiana per fare il punto sulle opportunità offerte dall'evoluzione dei prodotti informatici. La terza e conclusiva sessione dei lavori si è tenuta all'indomani della firma, a Roma, di una intesa tra la Cei e il ministero dei Beni culturali che prevede lo scambio di dati relativi ai beni architettonici tra diocesi e Sovrintendenze. «Lo strumento principe è la creazione di una serie di banche dati che saranno costruite, mediante specifici software, in accordo con il ministero. Grazie a "Ecumene" sarà poi possibile fare una consultazione incrociata per avere informazioni sui singoli oggetti» ha spiegato monsignor Giancarlo Santi, direttore dell'ufficio Beni culturali della Cei. «Ma naturalmente le banche vanno costruite: per i beni artistici abbiamo già un milione 200 mila schede, più le foto, su un totale di 5 milioni. In questo campo la fatica maggiore è all'inizio, per cui, una volta bene avviata l'attività, i tempi di completamento saranno brevi. Contiamo entro la fine del 2007 di aiutare tutte diocesi italiane a portare a termine le banche dati». Entro il 2005, poi, è prevista la distribuzione gratuita del software per la catalogatone dei beni librari e archivistici alle 26 mila parrocchie, alle biblioteche e agli enti ecclesiastici. «Contemporaneamente» spiega monsignor Santi, «comincerà il censimento dei beni architettonici, un lavoro che non è mai stato fatto: una stima approssimativa parla di 100 mila chiese, potremmo farcela in un paio d'anni, mentre il lavoro su biblioteche e archivi è più complesso e richiede particolari competenze». La conoscenza esatta dei beni e della loro collocazione consentirà anche una loro maggiore tutela: «La conoscenza documentata è già di per sé un deterrente contro i furti e consente di identificare gli oggetti recuperati, cosa che oggi non avviene perché il nostro patrimonio in molta parte non è fotografato. A questo scopo, l'unico ente che ha accesso a nostra banca dati, in questa fase di costruzione dell'archivio elettronico, sono carabinieri, perché i furti ci sono e non si può attendere. In futuro le informazioni saranno accessibili anche alle Sovrintendenze».