«Ci sono tre sculture di Michelangelo completamente dimenticate e sconosciute al grande pubblico. Si trovano da 600 anni in San Domenico, ma nessuno lo sa». Colpo di scena. Silvano Vinceti, presidente del Comitato per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali che già ha sostenuto di aver scoperto le ossa di Caravaggio e che sostiene di aver svelato il segreto della Gioconda di Leonardo, ha lanciato il siluro su Bologna. Il punto di partenza del suo rilievo storico-scientifico-artistico è un libretto distribuito come guida dal Mibac: «Lo distribuiscono in stazione e su San Domenico non c'è una riga». Ma al solerte fustigatore di ignoranze inconsulte replica quasi piccato il soprintendente Luigi Ficacci: «Non ci saranno file di visitatori ma quelle sculture non potrebbero desiderare di meglio che stare in quel luogo». Le tre piccole opere furono realizzate da un giovane Michelangelo nel suo breve soggiorno bolognese, tra l'ottobre 1494 e il settembre 1495. L'artista completò il sarcofago di San Domenico, che Niccolò dell'Arca, morendo, aveva lasciato a metà. Nacquero un angelo reggicandela che spicca sul lato destro del sarcofago, un San Petronio e un San Pro-colo dalla vitalità incredibilmente vicina al David. «C'e' da essere smarriti che queste tre opere siano conosciute solo dagli addetti ai lavori attacca Vinceti, che chiama a raccolta le istituzioni . Dove sono? Dov'e' la promozione? Questo è l'esempio di un fallimento, un caso di bellezza negata, un'opportunità anche economica persa». Replica a distanza Ficacci: «Tutti gli uomini di cultura conoscono quelle sculture, sono opere notissime, conservate benissimo».