Le richieste di Lionel Salem, l'erede che ha recuperato il Romanino MILANO. Da15 anni Lionel Salem combatte per recuperare l'eredità di suo nonno materno Federico Gentili di Giuseppe, un ingegnere ebreo che lavorava a Parigi per il Ministero delle Finanze italiano. L'invasione nazista disperse la famiglia: alcuni furono assassinati nei lager, altri fuggirono in America, come i genitori di Lionel. E la collezione di quadri, tra i musei tedeschi e le residenze dei gerarchi. Non è una caccia qualsiasi, quella che ha riportato nelle mani di Salem il «Cristo portacroce trascinato da un manigoldo» del Romanino che era alla Pinacoteca di Brera e altri venti dipinti, di cui cinque dal Louvre. E non è finita. Ce ne sono ancora 55 dispersi in giro per il mondo, e uno l'ha individuato a Brera: una Madonna con bambino ora attribuita a Bernardo Zenale (prima si pensava fosse del Civerchio). Salem resta in contatto con la Ilaria Niccolini Production, organizzatrice della mostra al Mary Brogan Museum di Tallahassee, Florida, per approfondire alcuni aspetti della vicenda. Non è uno che smani per apparire. Alla restituzione del Romanino ha assistito in teleconferenza; al Ministero dei Beni culturali, che ha rinunciato a far causa per riportare a Brera il quadro, alcuni funzionari sostengono di aver cercato inutilmente di contattarlo bypassando gli avvocati. Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda attraverso Ilaria Niccolini Production. Mr Salem, il Romanino ora andrà all'asta. Perché? «Siamo sei eredi diretti, inclusa la mia famiglia: ognuno lo vorrebbe tenere e sarebbe impossibile accontentare tutti». Che pensa del comportamento del governo italiano? «E' molto difficile con loro. Molto. I primi due mesi di trattativa sono stati durissimi, non hanno messo sul tavolo niente di ragionevole. Ma il punto è: hanno restituito il Romanino, che era stato sequestrato, hanno rinunciato ad andare in tribunale. Probabilmente la fragilità dell'economia italiana ci ha dato una mano, perché non potevano sostenere le spese di una causa persa. Sono rimasti forti solo nell'idea che il dipinto fosse un bene nazionale, ma c'erano moltissimi elementi che lo attribuivano a noi. Ma hanno ancora un altro dipinto, e non sembrano molto collaborativi. Vedremo». Parlate della Madonna di Zenale? «Col governo, ma ho l'impressione che il premier non si sia mai interessato. La discussione resta sempre a un livello più basso». Cosa significa recuperare l'eredità di suo nonno «Ogni volta che un'opera viene ritrovata è un'emozione grande. E quando si può attivare una procedura legale per recuperarla l'adrenalina sale. Mia madre non avrebbe mai detto una parolaccia, ma una volta mi prese da parte e disse con un'espressione piuttosto colorita: "Hanno rubato le nostre bellissime opere d'arte". E' morta molti anni fa, mi dispiace che ora non possa assistere. Sarebbe molto orgogliosa. Ad aprirmi definitivamente gli occhi è stata una visita al Louvre, nel 1997: accanto alla Gioconda vidi un magnifico Tiepolo, classificato al numero 72, se non erro, del catalogo Gentili, venduto all'asta nazista del 1941».