Italia Nostra invia un esposto alla Sovrintendenza contro il restauro dei musei civici Panajotti: «Il Comune non può toccare nulla, l'ex convento infatti non è suo ma del Demanio» «Lo scambio di immobili non è mai stato fatto» Italia Nostra torna all'attacco contro il nuovo restauro dei Musei civici. L'associazione culturale, tramite la sua presidente cittadina Titti Panajotti, ha infatti inviato un esposto alla Sovrintendenza per i Beni architettonici, culturali e paesaggistici del Veneto, al dirigente regionale responsabile dell'istruttoria per l'assegnazione di fondi comunitari e all'Agenzia del Demanio, tuttora proprietaria dell'area. Un esposto in cui si chiede che sia valutata, per gli aspetti di competenza, la correttezza degli atti licenziati fino ad ora dal Comune. Su tutti un aspetto. Il Comune non può toccare nulla perché il Museo non è suo. «Nel redigere il progetto - ricorda la Panajotti - non ci si è ricordati di un problema macroscopico: che l'ex convento degli Eremitani, già Caserma Gattamelata, è ancora di proprietà del Demanio Patrimoniale dello Stato ramo Difesa - Esercito, in quanto l'ipotesi di permuta, sottoscritta nel 1965, che prevedeva lo scambio dell' ex convento con immobili di proprietà comunale, a tutt'oggi non è stata ancora perfezionata. Quindi, non avendo il titolo di proprietà tutti gli atti deliberati dall'Amministrazione comunale sono nulli». Nella ricostruzione storica delle trasformazioni del complesso degli Eremitani, che costituisce la premessa dell'esposto, viene riportato, tra le altre cose, che l'amministrazione comunale nel 1964, al fine di trasformare la preesistente caserma in Museo, ha demolito senza l'autorizzazione dell'allora Ministero della pubblica istruzione (ora Ministero dei Beni Culturali) una parte essenziale del complesso e cioè quella che dà su piazza Eremitani. Secondo Italia nostra poi "la Soprintendenza competente, nell'entrare nel merito del progetto di ricomposizione morfologica del complesso degli Eremitani, non può prescindere dall'obbligo di chiudere il procedimento risarcitorio delle demolizioni non autorizzate, prevedendo la relativa sanzione, che potrebbe configurarsi anche nell'obbligo di ripristinare lo stato preesistente del sagrato, come peraltro auspicato dal comitato di settore del ministero per i Beni Culturali nell'esaminare sia il progetto dell'Albini che la successiva proposta del cosiddetto Avancorpo". Nell'esposto infine viene chiesto all'Agenzia del Demanio, a quale titolo il Comune abbia approvato il Piano urbanistico dell'area "in assenza di un'autorizzazione formale da parte dello Stato e soprattutto in assenza dell'azione risarcitoria del danno relativo al fabbricato abusivamente demolito". L'amministrazione comunale però pare intenzionata ad andare avanti per la sua strada. Un paio di settimane fa infatti dalla giunta è arrivato il via libera definitivo al progetto e già entro la fine dell'estate potrebbero partire i lavori.