Che il direttore del CAM, Casoria Contemporary Art Museum, non si stanchi di bruciare le opere contenute nel museo dell'entroterra napoletano. Anche se i media dopo il clamore del primo rogo non danno più molto spazio alla sua performance contro i tagli alla cultura, non si scoraggi, insista fino alla consumazione definitiva. Non può esistere testo senza contesto e quindi non può esistere un museo di arte contemporanea a Casoria. Con quel nome patetico, poi. Nel caso specifico, visto il livello delle opere, manca perfino il testo: pertanto è un bene che si faccia piazza pulita di illusioni e di tele. Poi magari bisognerà bruciare le poltrone di coloro che, tra Comune e Regione, hanno approvato l'istituzione di un museo velleitario. I pochi soldi disponibili dovevano essere dirottati a Pompei, per i restauri. Mentre a Casoria bisognava semmai favorire l'insediamento di aziende di alta gamma, tipo quelle che prosperano nei paesi limitrofi: Barba (camicie), Kiton (giacche) e Peluso (calzature) ad Arzano, Isaia e Cesare Attolini (abiti) a Casalnuovo. Loro si che fanno arte. Cultura. Contemporaneità. Italianità.