Oggi l'inaugurazione, nell'area della villa del console Muciano Il recupero grazie a Comune e sponsor che hanno donato le aree Ci sono voluti quasi nove anni, ma alla fine Predore ce l'ha fatta ad aprire al pubblico le sue terme romane, ben conservate sotto la palazzina «Il Borgo», in un grande salone illuminato con soffittatura in legno e travi di ferro. Comune, ministero e Regione le apriranno insieme stamattina, dopo il convegno nell'auditorium di via Muciano che inizierà alle 10,30. L'impianto termale nell'area della villa del nobile bresciano Marco Nonio Arrio Muciano, console di Roma nel 210, era stato scoperto nel 2003 durante i lavori di scavo per la costruzione dell'edificio residenziale. Esperti a convegno A raccontare la storia di questo straordinario sito archeologico romano, uno dei più importanti dell'Italia settentrionale stando agli addetti ai lavori, saranno esperti e amministratori che in questi nove anni hanno lavorato per il recupero e la valorizzazione. Il convegno sarà introdotto dal sindaco Paolo Bertazzoli e dalla sovrintendente per i Beni archeologici della Lombardia, Raffaella Poggiavi Keller. In programma anche la visita guidata, con l'archeologo Angelo Ghiroldi. Il compito di documentare al pubblico i reperti della casa patrizia in riva al Sebino toccherà a Maria Fortunati Zuccala, responsabile della sovrintendenza per l'Età romana e medievale nella nostra provincia La studiosa ha avuto un ruolo primario nel recupero delle terme (e non solo) dalla loro scoperta fino a oggi. Fu lei nel 2003 che riuscì a ottenere la collaborazione dell'«Unione Immobiliare srl» di Umberto Bortolotti e Roberto Valli, che oltre a modificare il progetto originario dell'edificio residenziale, si è accollata i costi iniziali del recupero del sito archeologico, donandolo poi al Comune. Dopo la Fortunati, si alterneranno altri due relatori: Monica Abbiati della Regione, che parlerà della valorizzazione dell'impianto termale nel quadro delle politiche regionali, e l'architetto Guido Ferrari, autore del recente progetto di accesso alle terme, reso possibile dalla donazione di alcune pertinenze dei fratelli Laura e Giorgio Lanza: è stato così possibile creare una scala idonea, dotata di servoscala per disabili, un piccolo portico e un locale di servizio. Al via le visite al sito Il costo del progetto - che ha reso accessibile al pubblico le terme romane dal vicolo pedonale della centrale piazza Locatelli - è stato di 100.000 euro, di cui 68.000 finanziati dal ministero e il resto messi a disposizione dal Comune. Nel progetto rientrano anche i costi di alcuni lavori conservativi e di consolidamento effettuati all'interno del sito archeologico. A cui da oggi si potrà accedere: all'ingresso c'è l'aula didattica e museale, con pannelli esplicativi e teche in cristallo in cui sono esposti oggetti ritrovati nell'area della villa romana Appena varcato il salone, si rimane senza fiato: gli splendidi resti delle terme, che occupano una vasta superficie, sono ben conservati grazie anche agli ultimi interventi eseguiti dallo studio Cocciopesto Restauri sas di Mozzo. Riguardo alla futura fruibilità delle terme, il sindaco afferma: «Ci stiamo attrezzando per consentire la visita alle scuole, su richiesta, curata dal Museo archeologico di Bergamo». Il 12 e il 13 maggio alle 16,30 porte aperte alle terme nell'ambito di «Specchiati nei Laghi» promossa dalla Comunità
Bergamo. Aprono le terme di Predore. Uno sguardo ai romani del lago
Oggi, l'inaugurazione delle terme romane di Predore, in un grande salone illuminato con soffittatura in legno e travi di ferro, è stata resa possibile grazie al recupero grazie a Comune e sponsor che hanno donato le aree. Il sito archeologico è stato scoperto nel 2003 durante i lavori di scavo per la costruzione dell'edificio residenziale. Esperti e amministratori hanno lavorato per il recupero e la valorizzazione del sito. Il convegno in programma sarà introdotto dal sindaco Paolo Bertazzoli e dalla sovrintendente per i Beni archeologici della Lombardia, Raffaella Poggiavi Keller. La visita guidata sarà condotta dall'archeologo Angelo Ghiroldi.
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