Presentati ieri alla Gnam, dove si conserva una parte dell'archivio della scrittrice Libro e biografia, il Novecento tra giornalismo e bon ton Il personaggio. Cosmopolita, snob, pioniera dell'informazione di costume e anima della galleria «L'Obelisco» Due libri per omaggiare la memoria di una grande signora del Novecento, Irene Brin (19u-1969), all'anagrafe Maria Vittoria Rossi, celebre anche con i suoi tanti pseudonimi, da Mariù alla Contessa Clara. Irene la giornalista, la pioniera dell'informazione di costume, penna raffinatissima, donna ai vertici della mondanità nell'Italia e nella Roma del secondo dopoguerra, nonché scrittrice prolifica, arbitra di eleganze e soprattutto celebre gallerista e mercante d'arte insieme con il suo sodale e marito Gaspero Del Corso, col quale animò a Roma «La Margherita» prima e «L'Obelisco» poi, in via Sistina. Entrambi i volumi sono stati presentati ieri alla Galleria nazionale d'arte moderna, dove si conserva parte dell'archivio della Brin. Il primo libro, «Olga a Belgrado», è un titolo che la stessa Irene pubblicò nel 1943, mai più riproposto fino a oggi (editore Elliot). Si tratta di uno scritto nato nel 1941, quando lei raggiunse il marito Gaspero ufficiale in Jugoslavia. Irene restò lì tre anni, dando vita a questa sorta di diario di guerra che è una diretta testimonianza di quanto accadeva al tempo in Jugoslavia. Da molti giudicato il suo testo più bello, in grado di mostrare un altro lato di colei che sarebbe diventata la giornalista di costume più amata e contestata d'Italia, il libro non ebbe vita facile, proprio per quei suoi contenuti che «apparivano troppo favorevoli ai partigiani jugoslavi», com'ebbe a dire lei stessa. Il secondo testo è invece una dettagliata biografia dell'eclettico personaggio (il suo camaleontismo sembra non trovar confini», scrisse della Brin Indro Montanelli), edita da Castelvecchi e scritta dalla giornalista Claudia Risani. Titolo, «Mille Mariù. Vita di Irene Brin», ovvero il racconto di questa donna in odor di leggenda, snobissima ma dirompente, dalle frequentazioni altolocate e cosmopolite ma anche vicina alle tante bohème e avanguardie artistiche del tempo, eccentrica (ma legatissima) moglie di un marito di certo attratto dal suo stesso sesso, eterna ragazza sodale di Longanesi, corrispondente per Harper's Bazaar ma anche firma di «Omnibus» negli anni Trenta e poi di decine di testate, dalla «Settimana Incom Illustrata» al «Corriere della Sera».