SIGILLI alla chiesa del Settecento trasformata in deposito di motorini, stalla per cavalli e depredata di tele, marmi e maioliche preziose. Dopo il reportage di Repubblica, alla Madonna del Lume di via dei Cassàri sono arrivati anche i vigili del nucleo Patrimonio artistico, coordinati dal commissario Giuseppe Crucitti. Gli agenti hanno imposto lo sgombero entro martedì e hanno denunciato una persona per uso improprio del bene come magazzino e violazione della normativa igienico-sanitaria. Insieme con la Soprintendenza, i vigili stanno anche effettuando controlli per risalire ai proprietari del bene, che rischiano una denuncia per omessa tutelae violazione del codice sui beni culturali. Al momento, però, non si sa se la chiesa appartenga alla Curia, al Fondo edifici di culto del ministero dei Beni culturali o ad altri enti. Gli uomini della polizia municipale, come raccontato da Repubblica, hanno trovato di tutto nella chiesa dichiarata inagibile nel 1995 per una crepa sul cupolone centrale. All'interno, resti di escrementi di cavallo, paglia, un carrozzino da corsa. E poi cataste di luminarie, una decina di motorini, mobili e rifiuti edili di ogni genere. Dai controlli della polizia, sarebbe emerso che i mezzi non erano rubati. Inoltre i vigili sono riusciti a risalire al proprietario delle luminarie, al quale è stato intimato lo sgombero. Stessa sorte per la posteggiatrice abusiva che da mesi ha fatto della sagrestia la sua casa. «Si è trattato di un'operazione importante - commenta il comandante della polizia municipale, Serafino Di Peri - fatta anche in seguito alle segnalazioni dei cittadini». Che, stanchi di aspettare, si erano rivolti anche al nostro giornale. «Il nucleo Patrimonio artistico - prosegue Di Peri - è impegnato in un'azione capillare di controllo del territorio per salvaguardare il nostro patrimonio artistico che purtroppo si va sempre più depauperando». Dello splendore della chiesa a croce greca commissionata nel 1787 dalla confraternita di San Vincenzo e consegnata dall'architetto Salvatore Marvuglia, fratello del grande Giuseppe, nel 1846, rimasta a lungo il centro di culto più importante della Vucciria, non resta praticamente nulla. Dopo la dichiarazione di inagibilità, non è mai stata messa in sicurezza diventando, oltre che un deposito, una sorta di emporio per i ladri di pezzi pregiati. Il pavimento di marmo è stato divelto. Dell'altare maggiore non rimane nulla. Stessa sorte per gli altari minori nei transetti laterali.