Da lunedì le indagini geognostiche I residenti della Fontana minacciano di incatenarsi per impedire i lavori Potrebbero essere le indagini geognostiche programmate per la prossima settimana nell'alveo coperto del fiume che scorre nella zona dell'ex foro boario nel quartiere Fontana a dirimere la confusione che caratterizza la vicenda della costruzione di sette palazzi di sei piani nella zona. Si tratta del progetto complessivo di 17 milioni di euro a compartecipazione privata, con la Regione che mette sei milioni e mezzo, il privato (l'impresa «Edilzeta» di Zaccaria) dieci milioni, e il Comune 484 mila euro, l'equivalente del prezzo del terreno ceduto per la realizzazione dei palazzi. Fino adesso è stato un rimpallo di competenze e pareri tra Comune, Genio civile e Soprintendenza ai beni culturali, guarda caso gli stessi attori della vicenda che hanno organizzato le indagini geognostiche a partire da lunedì prossimo. Il soprintendente Alessandro Ferrara aveva chiarito che il complesso edilizio doveva essere unico e non composto da sette edifici, in quanto separati tra loro da spazi troppo angusti e, quindi, poco funzionali. Sempre Ferrara, aveva dato istruzioni affinché i piani non fossero sei, ma di meno, in quanto l'altezza degli edifici era ritenuta eccessiva sotto il profilo dell'impatto ambientale. Ancora il soprintendente aveva fatto presente che il complesso edilizio non poteva estendersi in larghezza per le porzioni di terreno indicate nel progetto, perché ritenute eccessive. Ferrara aveva precisato che si trattava di pareri informali, forniti anche in occasione di un precedente sopralluogo. Nulla di ufficiale, insomma, perché ancora nessun documento era stato sottoposto all'attenzione del soprintendente. Ma chi, e quando, si dovrà procedere in questo senso? Carmelo Denaro, dirigente dell'ufficio Urbanistica, e il dirigente dell'ufficio tecnico Puccio Patti prendono tempo e si limitano a dire che il progetto consta dei nulla osta necessari da parte del Genio civile. Eppure i residenti insorgono, chiedono spiegazioni e minacciano d'incatenarsi per scongiurare l'avvio dei lavori, che metterebbero, a loro avviso, in serio pericolo l'incolumità pubblica. L'alveo è stato drasticamente ridotto e non è di certo un toccasana per una zona ad alto rischio sismico ed idrogeologico. In pratica, quando piove, l'acqua potrebbe non trovare il suo naturale deflusso, rischiando di travolgere i palazzi di prossima costruzione, scaricando tutto su corso Umberto I. Non dello stesso avviso il soprintendente Ferrara, secondo cui non sussisterebbero questo genere di pericoli. Pare non si stia, però, tenendo in debito conto la cementificazione selvaggia alla quale sarebbe sottoposta la zona, la più antica di Modica, dove insiste, peraltro, nei pressi una necropoli del 2.500 a.C. Il sindaco Buscema aveva promesso d'interessarsi della vicenda, ma i residenti non hanno ancora visto nessuno, come hanno confermato a suo tempo alcuni di loro, tra cui Orazio Puglisi, Michelangelo Aurnia e Mariela Bramanti.
MODICA Palazzi sull'alveo coperto del fiume
Da lunedì le indagini geognostiche sul progetto di costruzione di sette palazzi di sei piani nella zona dell'ex foro boario a Modica si svolgeranno. Il progetto, a compartecipazione privata, prevede la Regione, il privato e il Comune come coinvolti. Il soprintendente Alessandro Ferrara aveva già chiarito che il complesso edilizio doveva essere unico e non composto da sette edifici, a causa di spazi troppo angusti. Ferrara aveva anche fatto presente che l'altezza degli edifici era eccessiva sotto il profilo dell'impatto ambientale. I residenti minacciano di incatenarsi per impedire i lavori, che potrebbero mettere in pericolo l'incolumità pubblica.
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