LE TORRI, NUOVO ALLARME PER LE OPERE DI GIOTTO Il pericolo che a duecento metri dalla Cappella Scrovegni sorga un grandioso Auditorium con un piano interrato di 17 metri si è fatto meno incombente da quando i risultati di una commissione nominata dal Comune di tre insigni professori di ingegneria per indagare le conseguenze che la costruzione avrebbe sull'area circostante, hanno indotto il sindaco a "rinunciare al piano interrato dell'Auditorium". Bisognerà rifare il progetto e ci vorrà del tempo. Un rischio invece attuale e, se possibile, ancora più minaccioso riguarda gli affreschi di Giotto. In un'area assai vicina all'Auditorium, a 200 metri dalla cappella, ha già preso il via la costruzione di due torri e un parcheggio interrato a due piani). Le due torri (alte circa cento metri, ndr) farebbero per sempre da sfondo alla Cappella. La raccomandazione dei tre esperti era stata chiara: «Quelli che lavorano dentro all'area delle due Torri dovrebbero operare rispettando le prescrizioni date per l'area Boschetti (cioè per area dell'Auditorium, ndr ). Diversamente potrebbero esserci influenze nell'area della Cappella Scrovegni», poiché la falda della Cappella, dell'Auditorium e delle due Torri è la stessa. Senza tenere conto dell'opinione della commissione si procederà invece «ad un "dissodamento" profondo dai trenta ai quaranta metri» nell'area delle due Torri. Un'area così inquinata che per la sua bonifica saranno rimossi 240 milioni di tonnellate di terra, con una spesa prevista a carico del Comune di 4,5 milioni di euro (presumibile, 9 milioni). Già oggi si scava ma nessuno sa come: un muro di cinta circonda un immenso tendone, da circo, che copre tutta l'area. Quando non c'erano ruspe all'orizzonte, il sindaco ha nominato una commissione, in seguito ai cui risultati ha rinunciato al piano interrato. Oggi invece si prevede una voragine "il cui scasso è già iniziato", affondando in una falda di cui si ignorano i comportamenti perché nessuna commissione l'ha preventivamente studiata. Quanto sia delicata la situazione idro-geologica lo mostra proprio la cripta della cappella Scrovegni (chiusa al pubblico). Per inciso: impossibile il colpo d'occhio della volta ampia e spaziosa dove sono dipinte le stelle di Giotto, perché il vanoè ostruito da muri di mattoni che durante l'ultima guerra dovevano evitare l'effetto d'urto dello spostamento d'aria delle bombe: privi di ragione statica, perché non rimuoverli? Sul pavimento di cemento sconnesso, con pozzanghere e fango, scorre, nonostante la siccità, l'acqua che emerge dalla falda sottostante. La leggera pendenza del piano di calpestio convoglia i rigagnoli in un rozzo vascone, - sembra un abbeveratoio per le mucche- dove anche oggi ci sono una quindicina di centimetri d'acqua; al suo interno è collocata un'ulteriore vaschetta con due pompe che succhiano continuamente l'acqua in eccesso (riversata in una cisterna che la rimette nella falda). È proprio così sicuro che l'acqua che inumidisce la base dei muri perimetrali della cripta non intacchi l'assetto strutturale della cappella? Se io avessi una casa con la cantina sempre allagata non starei tranquilla. Certo non lo sarebbe stato lo Scrovegni. Data la forte umidità le finestre a bocca di lupo sono senza vetri, protette da maglie di ferro non troppo strette attraverso le quali potrebbe essere introdotto un congegno deflagrante: in questi anni quante volte abbiamo visto gesti vandalici appuntarsi contro un'opera d'arte per deturparla eo distruggerla! Nulla a Padova è prezioso quanto gli affreschi di Giotto agli Scrovegni. L'articolo 45 del Codice dei Beni Culturali dà al Ministero l'obbligo di evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, e i mezzi per farlo. Come si può essere sicuri che gli equilibri idrogeologici, già palesemente compromessi, non vengano sconvolti ulteriormente dagli interventi in atto, con danni irreversibili?