Lo storico Puppi: i restauri per le mostre sono frettolosi VENEZIA - La luce de «L'ultima cena» si è adombrata, gli esperti promettono che il capolavoro di Tintoretto portato dalla Basilica di San Giorgio ai Giardini in occasione della Biennale d'Arte tornerà al suo antico splendore ma le polemiche infuriano. «Non doveva essere prestato», ha tuonato alla notizia il critico d'arte Vittorio Sgarbi e lo storico dell'arte Lionello Puppi è d'accordo. «E' una tela troppo grande perché il trasloco sia indolore», dice. A spegnere le polemiche è però il sottosegretario ai Beni culturali, Roberto Cecchi, direttore del ministero prima del governo Monti. «I beni culturali devono essere disponibili al pubblico, è questo il senso dei prestiti - dice - esistono a riguardo linee guida firmate ancora dal ministro Rutelli, gli uffici preposti le applicano e valutano se un'opera può o meno essere spostata». Il caso del Tintoretto offuscato da una sorta di patina blu a seguito della sostituzione della tela di iuta gravemente danneggiata, dopo un secolo di vita, non è ancora arrivato al Ministero ma Cecchi sui prestiti di quadri e, in generale, di opere d'arte non ha alcun dubbio. «Ogni anno in Italia si movimentano tra i 10 e i 12 mila pezzi proprio in nome del principio che vuole che la cultura sia fruibile - continua - oltre alle linee guida nazionali, gli spostamenti sono regolati da rigide norme internazionali». A chi segnala poi che i prestiti servono anche per restaurare opere per le quali altrimenti non ci sarebbero fondi, Cecchi ricorda che «è un problema degli ultimi anni, i beni dovrebbero essere prestati senza corrispettivi, c'è qualcosa di più importante: dare a tutti la possibilità di ammirarli». Un principio che vede tutti d'accordo nel mondo accademico e del restauro in linea teorica, in pratica tuttavia per Puppi le modalità di esposizione hanno perso la loro finalità educativa. «Per come ha lavorato Tintoretto, le sue opere vanno lette nel contesto - dice - la mostra alle Scuderie del Quirinale ad esempio mi lascia sbigottito: doveva essere fatta a Venezia con una sede centrale per le opere minori e un tour nelle sedi dell'artista». Non solo. Puppi: «I prestiti mettono a rischio i capolavori, i restauri fatti in vista delle mostre spesso sono frettolosi, va recuperato il restauro per il restauro senza altri fini - conclude - quello che è successo a "L'ultima cena" è pazzesco, speriamo che si riesca a ripristinare la luce». Ieri a San Giorgio c'è stato un altro sopralluogo per valutare quando e come intervenire. Chiede verifiche sulle competenze della soprintendenza invece il consigliere provinciale del Pdl Pietro Bortoluzzi. «Prima si accorda di sostituire il pavimento del Cenacolo palladiano e ora la tela del Tintoretto è compromessa - dice - mi auguro che si apra al più presto un'indagine sui dirigenti e funzionari preposti alla gestione delle opere e dei monumenti veneziani».
Tintoretto, bufera sui prestiti Cecchi: I beni sono fruibili
Il critico d'arte Vittorio Sgarbi e lo storico dell'arte Lionello Puppi hanno criticato il prestito della tela "L'ultima cena" di Tintoretto alla Biennale d'Arte a Venezia. Puppi sostiene che la tela è troppo grande per essere traslocata senza danni e che i restauri fatti in vista della mostra sono stati frettolosi. Il sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi ha affermato che i beni culturali devono essere disponibili al pubblico e che esistono linee guida per i prestiti di opere d'arte. Cecchi ha anche ricordato che i prestiti servono anche per restaurare opere per le quali altrimenti non ci sarebbero fondi.
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