presidente Federculture Abbiamo letto con piacere e attenzione l'intervista rilasciata dal Ministro Ornaghi al Messaggero sul commissariamento del Maxxi. L'intera vicenda, anche alla luce dello scenario preoccupante per le sorti degli istituti di arte contemporanea, come la Quadriennale di Roma, il Madre di Napoli, il Man di Cagliari, impone una serie di considerazioni non solo riguardo il museo Maxxi, ma anche sullo stato e sul futuro delle politiche culturali del Paese. E su questo ci permettiamo di sollevare alcune osservazioni sui temi toccati dal Ministro. La cultura va finanziata. Innanzitutto, riguardo il Maxxi se è vero che l'iter di commissariamento è stato avviato per «salvaguardare il museo e garantirgli possibilità di sviluppo», ci chiediamo come sia possibile raggiungere questi obiettivi con un investimento di soli 2 milioni di euro e senza certezze per la programmazione negli anni futuri. Un budget risibile per quello che dovrebbe e potrebbe essere il fiore all'occhiello dello Stato nell'arte contemporanea, che lascia stupefatti se si pensa alle cifre stratosferiche dei rimborsi elettorali ai partiti, centinaia di milioni di euro, e ai 536 milioni di euro di residui passivi non spesi dal Ministero. Stando ai fatti, dunque, lo Stato dimostra di non credere veramente in questo investimento e quindi nella politica per il contemporaneo, tanto che si sottolinea di non voler alimentare «realtà che vivono aggrappate alle mammelle di Stato». E' questo un punto fondamentale. Come pensiamo di avviare una nuova stagione di sviluppo se il Paese arretra ulteriormente nelle politiche culturali già molto penalizzate, con un finanziamento dello stesso Ministero per i Beni Culturali crollato negli ultimi anni ad un irrisorio 0,11 del Pil? La questione vera è che la nostra classe politica e di governo deve decidere se la cultura è un settore strategico o residuale per lo sviluppo del Paese. Privati sì, ma non sono la panacea. Anche il ricorso ai privati, invocato dal Ministro, può essere efficacemente messo in pratica solo a fronte di un forte indirizzo pubblico delle politiche di settore e di un loro certo finanziamento. E, seppure siamo d'accordo con Ornaghi quando afferma che il sistema culturale italiano non può essere totalmente incentrato sullo Stato, dobbiamo ricordare che oggi le risorse private a sostegno della cultura (erogazioni liberali, erogazioni delle fondazioni bancarie, sponsorizzazioni) sono poco più del 10 dell'intero finanziamento pubblico del settore (Stato, Enti locali, Regioni) e che sono crollate negli ultimi tre anni. Quindi, se è verissimo che bisogna saper attrarre investimenti privati consistenti e di lungo periodo, e arricchire la gestione delle aziende culturali di know how manageriale, è altrettanto vero che non si può ricorrere ad un loro immaginifico contributo in assenza di politiche pubbliche chiare, di una programmazione certa e di un quadro normativo fiscale di vantaggio. E' la gestione che crea sviluppo. Le aziende culturali, come il Maxxi, rappresentano un'opportunità concreta per rimanere all'altezza degli standard internazionali dati gli effetti positivi che producono, quali i migliori livelli di efficienza e di efficacia, la creazione di ricchezza sul territorio, un'occupazione qualificata e la capacità di attrarre finanziamenti diversi da quelli pubblici. E i dati parlano chiaro. E' fondamentale salvaguardare l'autonomia di questi enti in una logica di partenariato pubblico-privato, pur nel massimo controllo e trasparenza della gestione da parte delle istituzioni pubbliche. Commissariare il Maxxi oggi significherebbe aprire scenari inquietanti sul futuro di tutte aziende culturali compromettendo anni di impegno per l'innovazione. Siamo certi che la vicenda Maxxi sarà l'occasione per trovare insieme delle risposte a queste gravi questioni aperte. Al fine di non disperdere il valore del nostro capitale culturale e promuovere, finalmente, una politica per l'industria culturale e creativa.
Il Maxxi e la cultura come settore strategico
Il Ministro Ornaghi ha parlato del commissariamento del Maxxi e ha sottolineato l'importanza di finanziare la cultura. Il commissariamento del Maxxi è stato avviato per salvaguardare il museo e garantirgli possibilità di sviluppo, ma ciò richiede un investimento di soli 2 milioni di euro. Il budget è considerato risibile per un museo che dovrebbe essere un fiore all'occhiello dello Stato nell'arte contemporanea. Il Ministro ha anche sottolineato che lo Stato non crede veramente nella politica per il contemporaneo e che il finanziamento per i Beni Culturali è crollato negli ultimi anni. La questione vera è che la cultura è un settore strategico o residuale per lo sviluppo del Paese.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo