Oltre al direttore sono state iscritte nel registro altre quattro persone. Si ipotizza l'accusa di peculato Le indagini. Al lavoro i carabinieri del nucleo Tutela patrimonio Interrogatori al via Dopo De Caro finiscono nel mirino dei magistrati tre dipendenti e un privato Cinque nomi. Cinque persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Napoli, che coordina il lavoro investigativo dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico sulla sparizione di 1500 volumi antichi (e di inestimabile valore). È questa la novità che emerge dopo i primi giorni di approfondimento del lavoro degli inquirenti, impegnati a ricostruire i tasselli di un mosaico che appare complesso. Oltre al direttore della storica biblioteca che fu frequentata da Giovanbattista Vico - Marino Massimo De Caro - i pubblici ministeri Michele Fini e Antonella Serio, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo, indagano su altre quattro persone, delle quali tre sono dipendenti della stessa struttura, mentre una quarta risulterebbe invece un privato. Che fine hanno fatto dunque, i 1500 testi antichi scomparsi dalla prestigiosa biblioteca di via Duomo? Il particolare più stridente, in questa assurda vicenda caratterizzata da incuria e colpevoli silenzi, è emerso solo poche ore fa, quando da alcune perquisizioni svolte dai militari del nucleo tutela patrimonio artistico di Napoli nelle abitazioni del direttore De Caro (a Verona e nella foresteria di Napoli, che si trova nel complesso monumentale) e in casa di altri indagati sarebbero spuntati altri volumi antichi, sulla cui provenienza sono adesso in corso approfondimenti. È possibile che si tratti di libri che avrebbero invece dovuto trovarsi nella storica biblioteca di via Duomo. Ma la cautela degli investigatori nell'attribuire le responsabilità dei singoli resta un obbligo. Perché è veramente ancora troppo presto per sostenere se dietro l'incredibile furto (sempre ammesso che di furto si tratti) ci sia magari una «mano» interna alla struttura. E, d'altronde, che da quello stesso storico sito siano spariti - come dissolti nel nulla - ben quindicimila volumi nell'arco di tempo che va dai primi anni '60 e il 2007 è cosa tristemente nota e già abbondantemente denunciata nei decenni dagli stessi conservatori. Degrado, incuria e la scarsa attenzione che lo stesso ministero avrebbe dovuto garantire nel tempo a un sito di tale importanza hanno fatto la parte del leone, favorendo la progressiva sparizione dei libri antichi. Già, ma l'ultimo episodio che parla dei 1500 testi che sarebbero stati trafugati è stato denunciato proprio dal direttore De Caro circa due settimane fa. E dunque si tratta solo dell'ultimo affronto a un patrimonio inestimabile di cultura. Intanto si scatena una nuova polemica. Marino Massimo De Caro si è autosospeso dall'incarico. E, tuttavia, da qualche parte si è levata un'obiezione che - se confermata - lancerebbe nuovi punti oscuri sull'intera vicenda. C'è infatti chi sostiene che De Caro non avrebbe i titoli adeguati per il ruolo finora occupato a Napoli, potendo vantare una laurea conseguita in Sudamerica, in Argentina per l'esattezza, e per di più «honoris causa». Accusa, questa, respinta dal diretto interessato. Tornando all'inchiesta, emerge anche un'altra pista che viene battuta in queste ore. Quella di un presunto traffico di testi antichi. Se i volumi spariti avessero preso la strada che spesso viene riservata ai pezzi archeologici di epoca greco-romana, allora il caso diventerebbe ancora più complicato. Ilsegretario Mibac Recchia: «De Caro non è stato nominato dal Ministero» "Le biblioteche statali sono sottoposte ad uno stretto controllo da parte dei direttori, che dipendono dal Mibac". Ci tiene a chiarirlo il segretario generale del Mibac, Antonia Pasqua Recchia, a margine della presentazione del volume "Italia nel patrimonio delle biblioteche pubbliche statali", nella sede della Biblioteca nazionale centrale di Roma. Una sottolineatura che arriva a stretto giro di posta rispetto alla vicenda della Biblioteca dei Girolamini nella quale sono spariti molti volumi. A tal proposito Recchia fa anche notare che l'ex direttore Massimo De Caro (autosospesosi il 17 aprile scorso) non è stato nominato dal ministero dei Beni culturali ma dal Conservatore della Biblioteca come accade per tutte le biblioteche annesse ai monumenti nazionali. Ciò detto, Recchia ha voluto rimarcare che, quando ci sono sottrazioni di libri nelle biblioteche nazionali, queste vengono denunciate e che in ogni caso i direttori sono sempre estremamente vigili.