Cosa ci si aspetta dai fondi europei di 105 milioni di euro per gli interventi più urgenti? In una recente intervista ad «Archeologia viva», periodico divulgativo di archeologia, Umberto Pappalardo - docente di Archeologia pompeiana all'Università di Napoli Suor Orsola Benincasa e soprattutto grande esperto di antichità pompeiane e vesuviane in genere - all'interlocutore che gli poneva domande sull'attuale precaria situazione di Pompei e sulla possibilità di conservare l'antica città vesuviana per le generazioni future, ha risposto che anche se la situazione è di emergenza, lo è da due secoli e mezzo, ovvero dal momento della scoperta e dei primi scavi. «Pompei è come un bimbo che appena nasce già invecchia. I suoi muri sono crollati da sempre... Pompei è una città morta tenuta in vita artificialmente con l'ossigeno e tutto il resto. Di certo non rimarrà in piedi per altri duemila anni». Ma - continua - questo non esclude un forte impegno per la tutela di questa straordinaria città antica, anche se più che affidarsi a grandi progetti, sarebbe logico tentare «una manutenzione costante e capillare, come facciamo ogni giorno in casa nostra, sostituendoci praticamente ai suoi abitanti scomparsi». In realtà una cura d'urto iniziale sembra necessaria allo stato dei fatti per tamponare un degrado che sembra inarrestabile e preoccupante, scandito da danni alle strutture e agli affreschi senza adeguata protezione dal momento della scoperta, aggravato dai crolli che negli ultimi anni hanno funestato l'immagine di uno dei simboli del nostro patrimonio archeologico. Il progetto finalizzato alla conservazione, manutenzione e miglioramento del sito archeologico italiano Unesco di Pompei è stato finanziato dalla Commissione Europea, attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale, con un investimento di 105 milioni di euro che saranno utilizzati in base al piano di interventi individuato dal ministero ed approvato dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Parte quindi il «Grande Progetto Pompe» , sottoscritto a Napoli il 5 aprile scorso alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri e di altri ministri della Repubblica, da quello degli Interni a quello per i Beni e le Attività culturali, blindato da ogni possibilità di infiltrazione della criminalità attraverso il monitoraggio degli appalti e la tracciabilità dei finanziamenti alle opere. Nel Progetto sono declinati gli interventi di consolidamento delle strutture delle aree a rischio sulla base della mappa del rischio archeologico; la creazione di un sistema di canalizzazione e di drenaggio nell'area demaniale non ancora scavata; l'avvio e la prosecuzione di lavori di consolidamento, restauro e «abbellimento» secondo metodologie di conservazione programmatiche; il miglioramento della formazione dei funzionari della Soprintendenza peri Beni archeologici di Napoli e Pompei, addetti al sito. L'obiettivo è quello di riqualificare entro il 31 dicembre 2013 il sito archeologico di Pompei. Sin qui, tralasciando di soffermarci su una serie di azioni intermedie che riguardano il potenziamento dei servizi di sicurezza e sorveglianza, il rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, una maggiore attenzione ai servizi per i visitatori, l'articolazione del protocollo che ha già avviato i primi cinque bandi europei per il restauro architettonico di cinque «domus». In realtà il Progetto è condizionato, per la copertura finanziaria europea, all'accettazione senza modifiche dell'impianto impostato dal ministero per i Beni e le Attività culturali in collaborazione con il Consiglio superiore dei Beni culturali. Quest'ultimo organismo peraltro ha approvato il piano di interventi per Pompei messo a punto da Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali, che lo ha reso pubblico per i tipi dell'Electa, nel dossier Pompei archeologia. Si tratta di operazioni già sperimentate a Roma nell'ambito della manutenzione preventiva dei monumenti medievali e moderni e poi applicate al bacino archeologico. I diversi piani di intervento, previsti dal Progetto, da quello della conoscenza, a quello delle opere e della fruizione e comunicazione e poi della sicurezza e rafforzamento, interessano una superficie quale è quella di Pompei di 65 ettari di estensione, 45 dei quali scavati e di questi solo il 30 visitabile. Un progetto globale che deve utilizzare i contributi già offerti da università italiane e straniere nelle indagini dei singoli settori della città, preziosi anche per l'applicazione di sistemi tecnologici innovativi ai fini della conoscenza di situazioni ormai deteriorate. Un'operazione estensiva che si affida, oltre che alla conoscenza e al restauro, ad una manutenzione programmata e sistematica: una sorta di «Opera di Pompei», sul modello della Fabbrica del Duomo di Milano - come ha osservato Andrea Carandini - che del Consiglio superiore dei Beni culturali è il presidente, dove squadre di 2030 operai possano intervenire quotidianamente sulle insulae come sulle domus. E con profondo rammarico lo studioso ricorda che l'area archeologica era in un passato non troppo lontano affidata alle cure di circa novanta operai che si occupavano dell'area di scavo ottemperando a piccole e grandi necessità. Oggi al posto di quelle squadre ci sono solo quattro operai, osserva. Con i risultati che sono sotto gli occhi del mondo, ma che potranno cambiare (speriamo!) grazie agli interventi programmati e all'applicazione delle tecnologie informatiche. I rilievi tridimensionali, ad esempio, consentiranno di monitorare la situazione del tessuto urbano a partire da quella attuale attraverso le operazioni successive di restauro e di manutenzione, offrendo la possibilità a tutti, con l'apporto informatico, di conoscere la città nelle sue strade, nelle sue piazze, negli edifici pubblici e nei templi, di entrare nelle case e di riscoprire la vita quotidiana di Pompei, fino al momento dell'eruzione del 79 d. C. che la seppellì. Conservandola fino a noi e, se tutto funzionerà, come è auspicabile, anche alle generazioni che verranno.
Dalla scoperta Pompei iniziò a invecchiare
Il progetto "Grande Progetto Pompe" è stato finanziato dalla Commissione Europea con 105 milioni di euro per la conservazione, manutenzione e miglioramento del sito archeologico di Pompei. Il progetto è stato approvato dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali e prevede interventi di consolidamento delle strutture, creazione di un sistema di canalizzazione e drenaggio, restauro e abbellimento, formazione dei funzionari della Soprintendenza peri Beni archeologici di Napoli e Pompei. L'obiettivo è quello di riqualificare il sito archeologico di Pompei entro il 31 dicembre 2013. Il progetto è condizionato all'accettazione senza modifiche dell'impianto impostato dal ministero per i Beni e le Attività culturali.
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