AGRIGENTO. Cresce l'ansia per il futuro della Cattedrale della città dei templi. Per il simbolo della chiesa agrigentina, eretto sulla collina ai piedi della quale nel 1966 la terra si sbriciolò senza fare vittime è continuo lo stato d'allerta. Allerta per l'inarrestabile processo degenerativo causato da una lesione del bancone calcarenitico sul quale negli anni sono stati costruiti maestosi palazzi a più piani. Cemento armato in quantità e incuria hanno infatti causato un aggravio di pressione su un terreno assai friabile. La Protezione civile ha da tempo attivato le procedure di monitoraggio necessarie a tenere sempre sotto controllo una situazione in continua evoluzione. Talmente continua che nei giorni scorsi, a pochi metri dall'ingresso del parco dell'Addolorata - nato proprio dopo la frana del '66 - la sede stradale ha subito un evidente cedimento. Si è creato uno scalino con tanto di marciapiede sollevato e rischi per l'incolumità di chi transita. Una lesione che se si fosse verificata in altre zone di Agrigento non avrebbe creato alcun allarme. Allarme che è invece puntualmente scattato negli uffici della Protezione civile a conferma delle paure manifestate nei mesi scorsi. Paure per quella che gli esperti sono propensi a non definire «faglia» ma, appunto, lesione del bancone di calcarenite. Cambia la terminologia, resta l'emergenza. Il prefetto, Bruno Pezzuto, a pochi giorni dal proprio insediamento, tra le prime situazioni che intende approfondire ha inserito proprio quelle della Cattedrale di San Gerlando e di tutta la zona del centro storico. Il rappresentante del Governo ad Agrigento ha inviato una lettera al Genio civile, alla Protezione civile, alla sovrintendenza ai Beni culturali e al Comune per conoscere a che punto siano le procedure per evitare una frana bis. Nella città dei templi però la burocrazia «moviola» ci mette sempre lo zampino. Qualche settimana fa i vertici regionali della Protezione civile avevano predisposto i bandi di gara per l'acquisto di speciali apparecchiature di rilevazione geologica. Quei bandi sono oggi da rifare per un balzello tecnico che ne annulla il valore. Altro tempo dunque è destinato a perdersi, proprio nel momento in cui la natura ha deciso di seguire il proprio corso. Intanto, nella zona vecchia di Agrigento è tutto un susseguirsi di fenditure lungo le strade, piccole e grandi crepe sui muri delle case. Ma è soprattutto ai piedi del Duomo che si ha l'esatta idea di cosa stia accadendo nel variegato sottosuolo agrigentino. La scala che conduce all'ingresso è spaccata a metà, con gli scalini a volte ondulati, a volte staccati l'uno dall'altro. Una ferita che nessuno riesce a curare. I timori sono tanti anche perché è proprio sotto il Duomo che la lesione tocca i punti di maggiore rilievo geologico, tanto che un'ala del luogo sacro è off limit almeno un paio d'anni. Nelle scorse settimane la Protezione Civile di Agrigento ha immediatamente informato il responsabile nazionale, Guido Bertolaso, ma a oggi, la vicenda non ha subito la tanto attesa svolta positiva. Di certo c'è che almeno in caso di ulteriori movimenti gli stessi verranno accertati per tempo, senza sorprese. «Stiamo seguendo il caso con estrema attenzione. Non possiamo e non vogliamo spargere allarmismo tra la popolazione. Effettuiamo controlli quasi ogni giorno per monitorare al massimo l'evolversi del fenomeno», ha sottolineato Maurizio Costa, responsabile della Protezione civile di Agrigento. Una città in cui molte persone ricordano ancora commosse cosa accadde quasi quarantanni fa quando, nel pieno del boom del cemento selvaggio solo per un miracolo molto ci rimisero la casa, ma non la vita.