Il 18 gennaio il Consiglio Superiore dei Beni culturali ha approvato il rimborso di 288.973 euro alla famiglia del suo presidente per i lavori effettuati nel castello di Torre in Pietra (secondo «L'Espresso» «nel Lazio, su 26 restauri sovvenzionati nessuno avrà tanto in termini percentuali [quasi il 50] e in tutta Italia solo una ventina hanno importo maggiore (ma il contributo pubblico scende al 20-25 per cento)»). È vero che il Consiglio non può entrare nel merito dei singoli interventi, ma è altrettanto vero che avrebbe potuto dare un parere globalmente negativo. Io, al suo posto, avrei dichiarato il conflitto di interesse, mi sarei alzato e avrei lasciato la presidenza al vicepresidente. E soprattutto, il giorno dopo (se non il giorno prima) avrei aperto il castello al pubblico. Infatti, l'articolo 38 del Codice dei Beni Culturali dispone che «i beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto interessi, sono resi accessibili al pubblico». Ma ancora il 9 febbraio Torre in Pietra risultava inaccessibile (oggi invece apre per ben due ore al mese, ogni primo lunedì dalle 9 alle 11). In un articolo (apparso il 10 febbraio scorso sul «Saturno» di Riccardo Chiaberge) ho raccontato i fatti, e ho espresso un giudizio. A Carandini quel giudizio appare «di parte». Che cosa vuol dire? Quale sarebbe la mia parte? Quella che un tempo fu la sua «parte» ha espresso giudizi assai più severi dei miei. Non dopo il mio articolo, ma dopo la nota di Ornaghi in difesa di Carandini, il responsabile per la cultura del PD, Matteo Orfini, ha definito la condotta del presidente del Consiglio Superiore «uno schiaffo al buon senso, una caduta di stile e un evidente caso di conflitto di interessi»; e ancora: «comportamenti che umiliano la storia del ministero». Carandini citerà in giudizio anche il Partito Democratico? «Il secolo nel quale viviamo, almeno sotto il nostro cielo, è tanto oscuro che non dico la pratica, ma l'idea stessa della virtù ne è assente». Montaigne si riferiva alla Francia del tardo Cinquecento. Il Mibac del 2012, invece, è un autentico tempio della virtù.
Temp(l)i di virtù
Il Consiglio Superiore dei Beni culturali ha approvato il rimborso di 288.973 euro alla famiglia del suo presidente, Carlo Carandini, per i lavori effettuati nel castello di Torre in Pietra. Il Consiglio non può entrare nel merito dei singoli interventi, ma avrebbe potuto dare un parere globalmente negativo. Carandini ha aperto il castello al pubblico il giorno dopo l'approvazione, ma il 9 febbraio il sito era ancora inaccessibile. L'autore ha espresso un giudizio su Carandini, che è stato criticato da Matteo Orfini, responsabile per la cultura del PD. Carandini potrebbe citare in giudizio il Partito Democratico.
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Bene culturale
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