La cultura migra al Nord, nei Paesi scandinavi. A detta del Consiglio d'Europa, la recessione ha fatto cadere la scure dei tagli della spesa pubblica sulle iniziative culturali ovunque, ma sul Baltico e sul Mare del Nord è in atto un mini rinascimento. La Norvegia destinerà l'1 per cento del Pil ad iniziative culturali (un miliardo 300 milioni di dollari), il doppio di quanto spendeva nel 2006. In programma, la creazione di una nuova orchestra filarmonica, alla quale lo Stato ha concesso sette milioni di euro, e un nuovo museo d'arte moderna sulla baia di Oslo, che ospiterà le opere di Edvard Munch, il celeberrimo autore dell'Urlo. La Norvegia è una nazione ricca perché ha il petrolio, che frutta allo Stato ben 30 miliardi di euro l'anno, soldi che finiscono in uno dei fondi sovrani più grandi al mondo (460 miliardi di euro). Ma la febbre culturale ha contagiato anche Paesi meno ricchi: in Finlandia, ad esempio, i fondi per la cultura sono aumentati ogni anno durante gli ultimi cinque e nel 2012 ammonteranno a 430 milioni di euro; Helsinki è addirittura in lizza per la costruzione di un nuovo museo Guggenheim; in Svezia il ministero dei Beni culturali riceve 720 milioni di euro l'anno, il 12 per cento in più che nel 2006. L'Olanda, invece, che è stata travolta dalla crisi dell'euro, ha ridotto del 25 per cento i fondi stanziati per la cultura. Ancora peggiore la situazione in Spagna, dove si è tagliato il 21 per cento della spesa non solo per la cultura, ma anche per l'istruzione e lo sport.