È cominciata la distruzione, per protesta, delle opere del Cam, il Museo d'arte contemporanea di Casoria Casoria (Napoli). Il direttore del Cam-Contemporary Art Museum di Casoria, ieri pomeriggio, 17 aprile 2012, alle ore 18.00 ha dato inizio al rogo dei lavori in collezione, con la complicità degli artisti, dopo che nei mesi precedenti aveva già oscurato le opere esposte mostrando solo le riproduzioni in fotocopia, nell'«impossibilità di assicurare gli standard minimi di conservazione, fruizione, valorizzazione e promozione delle opere della sua collezione permanente, per mancanza di sostegno sociale, politico ed economico» (2 marzo 2012). Un gesto provocatorio e di disperazione che Antonio Manfredi, le cui uniche risorse da sempre sono la sua caparbia volontà e lo stretto staff di collaboratori che lavora a titolo gratuito, individua come estremo e necessario e che potrà essere interrotto solo «se viene qui Ornaghi e con il ministro vorremmo che arrivassero il presidente della commissione cultura Ue Doris Pack e il governatore della Campania Stefano Caldoro». Il Cam, aperto dal 2005 come presidio culturale in una terra di camorra, agisce da anni senza il sostegno di finanziamenti pubblici e delle istituzioni, occupando uno spazio annesso a un edificio scolastico e di proprietà del Comune che, tra l'altro, ne ha anche richiesto lo sgombero. Un lavoro appassionato svolto in penombra (per uscire dall'isolamento, il direttore lo scorso anno inoltrò una clamorosa richiesta d'asilo alla Germania) che ha saputo raccogliere una collezione di circa mille opere, con un nucleo consistente di artisti napoletani, africani, orientali e di lavori multimediali, per un valore stimato tra i 6 ed i 7 milioni di euro. Lo scorso settembre il museo ha anche ospitato una sezione collaterale della Biennale di Venezia regionale dal titolo «CAMpania senses», curata da Vittorio Sgarbi con il coordinamento di Antonio Manfredi. Se nessuno interverrà si procederà alla distruzione, ripresa dalla telecamera, di un'opera al giorno, per mille giorni. Ieri si è cominciato con quella della francese Severine Bourguignon, che ha assistito in diretta via skype. Poi sarà la volta del lavoro della tedesca Astrid Stofhas e del cinese Qing Yue. «Venghino, signori, venghino».