La chiesa Madonna del Lume ai Cassàri, per tre secoli parrocchia madre della Vucciria, oggi è un cimitero di motorini e una stalla per cavalli. Dal 1995 ad oggi, quando fu dichiarata inagibile, è stata oggetto di ripetuti atti di vandalismo: sono sparite tele preziose dellOttocento, maioliche del diciannovesimo secolo e persino gli altari e il pavimento di marmo. Oggi è la casa di una parcheggiatrice abusiva. Il parroco allarga le braccia. «Abbiamo ripetutamente segnalato i furti alle autorità competenti». La Confraternita San Vincenzo, che commissionò lopera alla fine del Settecento, punta il dito: «Dimenticati da Curia e sovrintendenza». Su quello che un tempo era laltare maggiore campeggiano file di luminarie abbandonate, quelle che addobbano il quartiere in occasione delle feste popolari. Sotto la cupola centrale, al posto delle panche, ci sono scheletri di scooter e biciclette mezze rotte. Quel che rimane degli altari laterali è coperto da mobili ed elettrodomestici accatastati luno sullaltro. E pensare che per più di duecento anni la chiesa ottocentesca della Madonna del Lume, in via dei Cassàri, è stata la parrocchia madre della Vucciria. Di quegli antichi splendori, adesso, non rimane più nulla: dichiarata inagibile dal 1995 e mai messa in sicurezza, è diventata negli anni un cimitero di cianfrusaglie e una stalla per cavalli. A segnalarlo a Repubblica è stato un abitante del quartiere, che da decenni osserva linesorabile declino della splendida chiesa a croce greca commissionata nel 1787 dalla confraternita di San Vincenzo e consegnata dallarchitetto Salvatore Marvuglia, fratello del grande Giuseppe, nel 1846. Basta spiare dal buco della serratura per rendersi conto dello scempio. Nella grande navata centrale si scorgono chiaramente le sagome dei motorini e le cataste di luminarie. Il pavimento di marmo è stato divelto quasi interamente, e qua e là si intravedono resti di sedie ed elettrodomestici abbandonati. Un televisore, una vecchia macchina per scrivere Olivetti, uninsegna di un locale con la scritta "Bibite". E poi sette scooter e due biciclette. Entrare non è facile. Il grande portone di legno è sbarrato. Ma cè un altro ingresso, sul retro dalla sagrestia. E nel quartiere tutti sanno chi ha le chiavi. Sulla soglia, lodore di stalla si fa intenso. Nella piccola anticamera sono sparsi selle e frustini da cavallo. Di lato cè pure un frigorifero. In una stanzetta, un lettino dove giacciono disordinati vestiti e ciabatte. Appartengono a una donna di mezza età che fa la posteggiatrice nella piazzetta vicina e che della sagrestia, da tempo, ha fatto la sua casa. La vera sorpresa si ha varcando la soglia che porta alla chiesa vera e propria. Dellaltare maggiore non rimane più nulla. Nemmeno i gradini: è stato interamente sradicato. Stessa sorte per gli altari minori nei transetti laterali. Dei dipinti dellOttocento non cè più traccia. Allappello manca una tela di Francesco La Farina che raffigura San Vincenzo de Paoli, datata 1827, e un ciclo di tele minori ispirate alla vita del santo. Le uniche opere scampate ai furti sono la tela della Madonna del Lume, realizzata da Luigi Lo Iacono nel 1833, il crocifisso con la statua di marmo di Gesù e la statua della Madonna Addolorata di Girolamo Bagnasco: nel 1995, quando la chiesa fu dichiarata inagibile per una crepa lungo il cupolone centrale, furono subito trasferiti nella parrocchia di San Giacomo La Marina. I vandali non hanno risparmiato nemmeno il pavimento di marmo di Carrara comune, aggiunto negli anni Sessanta del Novecento. Di grande valore era invece il pavimento maiolicato della cripta, risalente al diciannovesimo secolo. Anche di quello non cè più traccia, e laccesso al locale sotterraneo è bloccato da detriti edili di ogni genere. «Era una chiesa bellissima. Adesso è una discarica. E qualcuno se ne approfitta per conservarci di tutto. Aiutateci a farla riaprire», è lappello dei tanti commercianti e artigiani che vivono nel dedalo di vie che circonda la parrocchia. Giovanni Lucchese, superiore della confraternita di San Vincenzo dal 1974 e memoria storica del quartiere, non usa mezzi termini: «Lindifferenza delle istituzioni ecclesiastiche e locali ha provocato questa ferita alla città. Eppure più volte abbiamo denunciato laccaduto alle autorità. La prima cosa a sparire è stato il trittico dellaltare, poi via via le tele, i pavimenti, le maioliche, due anni fa la cancellata dingresso dellOttocento». Lappello è sempre lo stesso: «Bisogna riaprirla. Se prima, per metterla in sicurezza, sarebbero bastati 500 mila euro, adesso ci vogliono almeno cinque milioni». Don Pietro Scaduto, parroco da dieci anni di San Giacomo La Marina, a cui appartiene la chiesa della Madonna del Lume, allarga le braccia. «Per cercare di arginare i continui atti di vandalismo sono costretto a cambiare spesso la serratura. Ma non basta. Quando arrivai, cera un progetto di messa in sicurezza e recupero, ma dal 2004 a oggi non ne ho sentito più parlare». E così, della chiesa che un tempo era il fulcro della religiosità della Vucciria, dalla quale ogni anno per Pasqua faceva la sua uscita trionfale la statua della Madonna e di Gesù Crocifisso, oggi rimane solo qualche foto sbiadita nel libro che la confraternita fece stampare in occasione dei 250 anni dalla fondazione.
PALERMO - Vucciria, la chiesa del 700 è un cimitero per le moto. Hanno rubato le tele, gli altari e anche i marmi
La chiesa Madonna del Lume ai Cassàri, in via dei Cassàri, è stata dichiarata inagibile dal 1995 e non è stata messa in sicurezza. È stata oggetto di ripetuti atti di vandalismo, con la sparizione di tele preziose, maioliche e altari. Oggi è un cimitero di motorini e una stalla per cavalli. La Confraternita San Vincenzo, che commissionò lopera alla fine del Settecento, punta il dito: Dimenticati da Curia e sovrintendenza. Il parroco di San Giacomo La Marina, Don Pietro Scaduto, allarga le braccia e chiede di riaprire la chiesa.
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