Un direttore poco simpatico a molti e 1500 libri antichi scomparsi misteriosamente. Sullo sfondo l'austera biblioteca dei Girolamini, la più antica presente a Napoli e già aperta al pubblico nel lontano 1586. Da mercoledì sera il luogo preferito da Giambattista Vico (le cui spoglie sono conservate proprio nella chiesa attigua) è chiuso per ordine della Procura di Napoli e il direttore, o per meglio dire l'ex, vista la lettera di autosospensione inviata al ministro Ornaghi, è indagato con l'accusa di peculato. È l'ultimo colpo di scena in una vicenda intricata che sarebbe dovuta terminare proprio ieri, con quella «Giornata della verità» organizzata dai Padri Oratoriani dopo le polemiche seguite alla nomina di Marino Massimo De Caro a direttore della Biblioteca. Doveva essere, nelle intenzioni degli organizzatori, una giornata di contro-informazione aperta a tutta la città. Forse avrebbe partecipato anche Tomaso Montanari, professore associato di Storia dell'arte moderna alla Federico II di Napoli. È stato proprio lui il primo a sollevare i dubbi sull'opportunità della nomina di De Caro a responsabile della Biblioteca dei Girolamini. Un dubbio sostanziato in una petizione controfirmata da oltre 500 intellettuali e inviata al ministro Ornaghi. «Le chiediamo come sia possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l'avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo (Marino Massimo De Caro) che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo», è l'incipit non proprio cordiale del documento. Una lettera che getta anche pesanti ombre sul curriculum di De Caro, visto che i firmatari affermano che lo stesso direttore «abbia avuto e abbia comunque curiose implicazioni con i libri, che lo portano tuttavia nel mondo del commercio, facendo emergere fin qui episodi degni di essere vagliati non da una commissione di concorso, ma dalle autorità giudiziarie». Come quella che vide coinvolto De Caro nella vicenda relativa alla vendita di un incunabolo sottratto ad una biblioteca milanese. Inchiesta archiviata però dalla Procura di Milano per mancanza di prove. Così, proprio quando la petizione viene spedita alla volta di Roma, De Caro si presenta in Procura a Napoli per denunciare la sparizione di 1500 libri dalla Biblioteca. «Gli attacchi contro di me - si difende De Caro - risalgono al mio recupero di 28 libri rubati presso la nostra biblioteca. Li recupero in una famosa casa d'aste londinese e li faccio rientrare in Italia. Evidentemente questo ha dato fastidio a qualcuno perché appena ho chiesto a questa famosa casa d'aste i nomi di chi ha messo in vendita i libri è cominciata tutta questa vicenda contro di me». I carabinieri hanno compiuto numerose perquisizioni sia nell'abitazione veneta di De Caro, sia nella foresteria interna al complesso dei Girolamini, utilizzata dal direttore e dalla sua segretaria. In questi luoghi sono stati rinvenuti numerosi libri antichi ma, visto il ruolo di responsabilità di De Caro, è presto per tirare facili conclusioni. Gli investigatori hanno anche acquisito alcuni filmati delle telecamere di sorveglianza, tanto per accertare se la storia di auto cariche di libri viste allontanarsi di notte dalla biblioteca, sia vero o meno.
NAPOLI - Sigilli alla biblioteca dei furti sospetti
La biblioteca dei Girolamini a Napoli è stata chiusa per ordine della Procura di Napoli a causa di accuse di peculato contro il suo ex direttore, Marino Massimo De Caro. La nomina di De Caro a direttore della biblioteca era stata oggetto di polemiche e una petizione controfirmata da oltre 500 intellettuali aveva sollevato dubbi sulla sua idoneità al ruolo. De Caro aveva anche avuto implicazioni con il mondo del commercio dei libri, come evidenziato dalla vendita di un incunabolo sottratto ad una biblioteca milanese. De Caro ha difeso se stesso affermando che gli attacchi contro di lui risalgono al suo recupero di 28 libri rubati presso la biblioteca.
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