C'è chi, come Raimondo Di Maio di Dante Descates, ricorda quando a Napoli con gli incunaboli si facevano i cuoppi per le caldarroste e le allesse. E nessuno era preso in castagna. Appena quarant'anni fa. Ieri, invece, la Biblioteca dei Girolamini è stata sequestrata e affidata in custodia al direttore della Nazionale, Mauro Giancaspro. II contestato direttore, Marino Massimo De Caro, è stato iscritto nel registro degli indagati, accusato di peculato. Sono state perquisite la sua casa di Verona, la foresteria in cui abita quando è a Napoli e l'abitazione del Conservatore, padre Sandro Marsano. I carabinieri della tutela patrimonio artistico hanno sequestrato diversi volumi antichi di cui ora bisognerà accertare la provenienza: non è escluso che facciano parte dei libri della biblioteca. Si aspettano gli sviluppi. Il cattivo rapporto con la sua memoria è una tradizione locale. Benvenuti, quindi, nella capitale dei Mali culturali. La Biblioteca dei Girolamini che si trova nel ventre di Napoli non poteva sfuggire a questa condanna. «La città è quella che è» ammette Di Maio. «È facile rubare, ma il vero mercato, quello che conta non è a Napoli. E tanto meno lo fanno i librai. Se prendi un testo rubato da una biblioteca vai in galera». Lo smercio si fa nelle fiere dell'antiquariato, in Italia e all'estero. Luoghi mai sufficientemente controllati: è là il core business non sempre sotto banco. È là che si rifornisce il collezionista. «Oggi è difficile non accorgersi che si tratta di un libro trafugato» spiega Di Maio. «Ci sono timbri, spesso a secco, in pagine sparse». Non è più come un tempo, anche se le magnifiche prede per bibliofili dei Girolamini, probabilmente, non hanno, in gran parte, segni di riconoscimento. La migrazione dei suoi tesori a stampa in case private è cominciata da molti decenni. «Già dagli anni Cinquanta» spiega Diego Guida della omonima e storica libreria ed ex assessore comunale. «Ma è sicuramente proseguito fino a ieri». È inevitabile laddove non esiste una catalogazione degna di questo nome. «E facilissimo rubare» continua Guida. «È roba, però, che non finisce in libreria. Solo un pazzo potrebbe mettere in vetrina un testo trafugato». E racconta: «Spesso da noi a Port'Alba arrivano personaggi con facce da banditi, in genere cinquantenni, con quattro o cinque libri sospetti sotto il braccio che vogliono vendere. Non li facciamo neanche entrare». Tra i mercati che contano c'è quello americano. Fino a qualche anno erano molto attivi pure i giapponesi, ma ora sono stati sostituiti dai russi. Collezionisti che si accontentano di tenere l'opera nei propri scaffali o nelle loro casseforti. E non si tratta solo libri. «Il vandalismo più spietato» continua Guida «è quello dei frontespizi e delle stampe tagliate e vendute. Una vera barbarie, ma redditizia, poiché un solo foglio può essere venduto anche a mille euro». Per i volumi si arriva tranquillamente a 5mila euro. Almeno fino a prima dell'attuale crisi economica che non ha risparmiato i bibliofili. Ma se si tratta di incunaboli o testi antichissimi si possono incassare pure700mila euro. Cifre da capogiro. Conta il secolo di stampa e lo stato di conservazione, ovviamente. Da tempo è molto attiva sul fronte della denuncia dei furti l'Alai, l'associazione dei librai antiquari. Quando intercettano opere sospette le segnalano. «Timbro o non timbro, un testo rubato lo si riconosce dalla puzza» commenta Mar-zio Alfonso Grimaldi, editore e librario di volumi d'epoca. «Chi è esperto non ci casca. A Napoli i furti di libri antichi e moderni ci sono sempre stati. Solo negli anni Sessanta ci fu una tregua, ma poi ètutto ricominciato» Però, come mercato, Napoli non è granché. «Non è ai livelli di Firenze» aggiunge. «Quello dei Girolamini è, comunque, un caso clamoroso. Conosciamo solo le briciole di quello che è scomparso. Il vero saccheggio c'è stato a ridosso del terremoto del 1980». Incunaboli e opere preziose, da via Duomo, hanno preso la via delle aste all'estero. «Nella biblioteca dovrebbero esserci anche opuscoli con le glosse autografe di Giambattista Vico che hanno un valore storico incalcolabile e che se andassero sul mercato farebbero cifre impensabili. Mi auguro che siamo ancora in quelle stanze». C'è poco da illudersi, però, Napoli è città di scienza nuova e di mali antichi.