VENEZIA. Da tempo, ormai, viviamo nella più totale incertezza. Ogni giorno varcano il portone di Palazzo Grassi, girano tra i saloni surrealmente vuoti, svolgono il loro incarico e aspettano. Aspettano che qualcuno annunci loro a quale destino andranno incontro, se potranno ancora contare sul posto di lavoro e se questa prospettiva vale per tutti. Le sorti ingarbugliate di Palazzo Grassi toccano anche i dodici dipendenti fissi (più un tredicesimo impiegato con contratto a termine) che sono l'ultimo baluardo umano dell'edificio. A rischio ci sono due segretarie, un addetto stampa, due manutentori, un responsabile e cinque addetti alla sicurezza e un fattorino. La maggior parte di loro lavora a Palazzo Grassi da dieci-dodici anni, ne ha visto le trasformazioni, ne conosce ogni angolo, ogni pregio e ogni pecca. Ora però la loro situazione sta diventando critica perché la Fiat, vendendo il Palazzo, si libererà anche dei dipendenti che ora chiedono al Comune attraverso i sindacati garanzie sul loro futuro. Una richiesta che non ha ancora avuto risposte e che, comprensibilmente, sta agitando gli animi di chi non sa come e dove sarà domani. «Davvero non sappiamo nulla spiega Dario Tocchi, uno degli addetti alla sicurezza l'ex amministratore Donegà ci aveva sempre rassicurato dicendo che negli accordi tra Fiat e Comune i dipendenti non sarebbero stati licenziati. Ma personalmente credo che fosse un assicurazione per evitare la minaccia di sciopero negli ultimi giorni della mostra di Dalì. E invece poi è saltato fuori che, secondo il Comune, l'intesa era di tenere solo tre dipendenti. Ora ci devono dire la verità». Dario Tocchi, intanto, ha intentato un causa contro Palazzo Grassi per aver lavorato un anno e mezzo come responsabile della sicurezza ricevendo uno stipendio inferiore al suo ruolo. Non è un caso isolato. Altri cinque dipendenti sono in vertenza con la Fiat per aver svolto mansioni non retribuite adeguatamente. E sulle sorti incerte dei dipendenti si muove anche il mondo politico. La presidente del Consiglio comunale Mara Rumiz si è offerta di incontrarli nei prossimi giorni, il capogruppo e candidato sindaco di An Raffaele Speranzon va già duro: «Non è ammissibile che proprio la Giunta di sinistra non dia nessuna garanzia al personale di Palazzo Grassi: Paolo Costa e la sua Giunta devono assumersi le proprie responsabilità».