Un'altra opera esposta al Contemporary Art Museum di Casoria, alle porte di Napoli, è stata bruciata ieri dal direttore Antonio Manfredi per protestare contro il disinteresse delle istituzioni verso il Cam (che è privato) e le sue difficoltà economiche e logistiche. E stavolta l'artista coinvolta ha partecipato non virtualmente, come era accaduto martedì per la francese Séverine Bourguignon, collegata via Skype mentre le fiamme distruggevano il suo quadro, «Promenade». Rosaria Matarese è napoletana, e al rogo della sua scultura (nella foto) «Androgina», un ceppo di legno dipinto di viola ha appiccato personalmente il fuoco insieme a Manfredi. «Compiere questi gesti mi provoca un dolore profondo commenta il direttore del Cam, che è a sua volta un artista . I lavori esposti qui ci sono stati tutti regalati, perché noi non abbiamo alcuna possibilità di sobbarcarci le spese per acquistarli. Quindi oltre all'amore per l'arte esiste anche un rapporto affettivo con gli autori, e questo rende ancora più forte il coinvolgimento emotivo. Vorrei davvero che qualcuno mi fermasse, che il ministro dei Beni culturali Ornaghi o il governatore della Campania Caldoro intervenissero. Perché io da solo, una volta iniziata una protesta così, non posso più fermarmi». Oggi Manfredi andrà addirittura in trasferta a bruciare un'altra delle opere esposte nel suo museo, e lo farà in diretta durante una trasmissione televisiva in prima serata su una rete privata nazionale. «Spero che tutto questo serva a scuotere chi continua a ignorarci aggiunge . Io chiedo che il ministro o il presidente della Regione, o, meglio ancora, entrambi, vengano a vedere che cos'è il Cam e che cosa rappresenta in questo territorio. Poi se vorranno che chiudiamo chiuderemo. Ma che prima almeno finisca questa insopportabile indifferenza». In attesa dell'attenzione politica, comunque, quella mediatica Manfredi è riuscito ad attirarla. Ma non con unanimi consensi. Il primo a sollevare critiche è stato il direttore del «Corriere del Mezzogiorno» Marco Demarco, che sul suo blog «Vedi Napoli» parla di «narcisismo distruttivo» e spiega il suo «odio» per i roghi, «tanto più se servono a chiedere fondi pubblici». E al dibattito online del quotidiano partecipa anche Eduardo Cicelyn, il direttore del Madre, il museo pubblico napoletano di arte contemporanea in gravissime difficoltà per mancanza di investimenti. Critico anche con il «Corriere» per come ieri ha dato in prima pagina la notizia del rogo, Cicelyn si scaglia pesantemente contro Manfredi: «Non è difficile scorgere nelle levate d'ingegno dell'ineffabile direttore il tentativo di stare a ridosso delle notizie giornalistiche, con la furbizia degli insolenti e nel modo untuoso di quei falsi mendicanti che presidiano i luoghi dove la gente è già col portafoglio alla mano».
CAMPANIA - Al museo di Casoria l'arte brucia ancora. Cicelyn: Protesta? È solo una furbata.
Il direttore del Contemporary Art Museum di Casoria, Antonio Manfredi, ha bruciato una scultura di Rosaria Matarese, Androgina, insieme al direttore del museo, per protestare contro il disinteresse delle istituzioni verso il Cam e le sue difficoltà economiche e logistiche. Manfredi ha dichiarato che i lavori esposti al museo sono stati regalati e che il suo coinvolgimento emotivo con gli autori rende ancora più forte il suo coinvolgimento emotivo. Ha chiesto l'intervento del ministro dei Beni culturali e del governatore della Campania. Manfredi ha anche annunciato di andare in trasferta a bruciare altre opere esposte nel suo museo.
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