I progetti e la difficoltà di amministrare in tempo di crisi «L'operazione Colosseo modello per il Paese» Il ministro dei Beni culturali ai tempi della crisi si sente, per usare le parole di Lorenzo Ornaghi, «come in una giungla del Vietnam, perché non si capisce da dove ti sparino addosso». E l'elenco dei guerriglieri è lungo, vista la lista di competenze del Collegio romano, dai beni archeologici allo spettacolo dal vivo. Con il dicastero che nell'accezione comune riveste il ruolo dell'ufficiale pagatore. «Ma quello faceva parte della fureria, che non era in prima linea - chiosa il ministro - Io credo che la figura dell'ufficiale pagatore sia legata a un'amministrazione che davvero soltanto amministra perché è un minus. In questa fase di crisi un'amministrazione ministeriale ha invece un ruolo ideativo e propulsivo, non soltanto esecutivo». Partiamo dai temi che interessano Roma. In questi giorni i due alla ribalta sono il Colosseo e il Maxxi. Per il primo, il sindaco Alemanno confida molto nel tavolo con il ministero. «Non credo ci sia un eccesso di fiducia da parte del Campidoglio, piuttosto il desiderio di applicare finalmente norme già presenti nel Codice dei beni culturali. La questione, particolarmente sentita da Roma e dai romani, coinvolge tutti i centri storici italiani e la norma che ci apprestiamo a elaborare è rivolta a tutto il Paese, con due finalità principali: la salvaguardia del decoro e la tutela della legalità. La collaborazione tra il ministero e il sindaco di Roma penso possa produrre buoni risultati». Quando sarà avviato il famoso tavolo? «Non appena possibile se parliamo del tavolo politico, perché quello tecnico tra il direttore regionale, la sovrintendenza capitolina, i funzionari, è già partito. Si sono visti ieri, si vedranno la settimana prossima: c'è un elenco infinito di questioni tra Roma e il ministero. Quanto all'incontro con il sindaco, ci sarà non appena possibile, quando alcune disposizioni tecniche risulteranno più chiare anche a noi». L'altro giorno, in occasione dell'autonomia concessa alla Scala ha parlato di Milano come laboratorio. «Milano può e deve esserlo, ma la questione non ha le connotazioni ideologiche che le sono state date; però certamente fa parte della vocazione di Milano essere innovativa in tutte le epoche e soprattutto nelle stagioni di discontinuità. Senza dimenticare che esiste una questione settentrionale». E Roma? «Le due realtà non sono incomponibili, mi troverei dentro uno schema vecchio se immaginassi una cosa del genere. Anche Roma ha straordinarie modalità da laboratorio. L'operazione Colosseo in atto può essere un paradigma, un modello per l'Italia intera. Milano nella sua realtà e Roma come capitale devono guardare alla cultura davvero come laboratorio di un nuovo modello di sviluppo». La decisione di avviare la procedura di commissariamento del Maxxi ha prodotto polemiche e appelli. «Anche il Maxxi è un laboratorio, ma la sovraesposizione mediatica fa perdere di vista gli elementi fattuali e il fiorire di battute non aiuta mai a risolvere. La procedura avviata dalla direzione competente è solo un primo passo, peraltro dovuto: adesso occorrerà attendere le controdeduzioni per la prossima settimana e valutarle attentamente. Dopo le necessarie riflessioni, è stato avviato l'iter non solo per salvaguardare il Maxxi ma per garantirgli le enormi possibilità di sviluppo che ha. In questi anni ha fatto bene artisticamente ma dobbiamo evitare che diventi una di quelle realtà che vivono stentatamente aggrappate alle mammelle dello Stato. Prima di agire ho sentito alcuni miei predecessori, non mi sono mosso sbadatamente. Dire che l'operazione rappresenta una exit strategy per qualcuno è una colossale sciocchezza». Forse la rete museale che ruota intorno al contemporaneo presenta una fragilità di sistema? «Chi ha a cuore l'arte si dovrebbe porre da domani proprio questa domanda: l'arte contemporanea come si lega ai fondamenti attuali della cultura e della fruizione del pubblico? C'è un crescente interesse per gli artisti del passato, a volte eccessivo, mentre il contemporaneo soffre. Forse forme artistiche più complesse e plurali presentano una difficoltà a essere adeguatamente percepite dal vasto pubblico». Si torna a parlare molto di ingresso dei privati nelle varie realtà, al punto che i critici parlano apertamente di volontà di privatizzazione della cultura. Questo introduce un tema molto sentito, soprattutto dopo l'abolizione della legge Scotti-Formica dell'82: la defiscalizzazione. «Non è pensabile un sistema incentrato tutto sullo Stato ed è anacronistico e pericoloso immaginare la cultura come una cittadella assediata da privati che cercano il loro tornaconto. Io preferisco parlare di privato sociale. Sulla defiscalizzazione qualche piccolo passo in avanti è stato fatto con i recenti decreti, anche con la semplificazione delle procedure di donazione: passi timidi ma in una direzione obbligata. Sono ipotizzabili misure più concrete di tipo fiscale; non ora ma in tempi di maggior quiete. La partecipazione del privato non si esaurisce certamente nel «ti do dei soldi», ma deve consentire che una realtà culturale sia fruita da molta più gente. Penso al Colosseo, con tutte le discussioni che ci sono state, al modello Brera, ma anche alla Venaria Reale: lo Stato può e deve conservare la sua autorevolezza e garantire la regia della collaborazione pubblico-privato. Penso anche che abbiamo risorse straordinarie, mi riferisco al Terzo settore, che convogliate nel campo dei Beni culturali potrebbero portare a novità significative». Come? «Con il volontariato. Se noi riuscissimo, per la salvaguardia, la custodia e la fruizione di molti nostri luoghi, ad utilizzare forme cooperative di volontariato faremmo passi in avanti rispetto a problemi stagionali come la chiusura dei musei e così via. Temi che richiedono passaggi operativi che in un po' di tempo si potranno fare». Già questa estate potremo vedere qualcosa? «E' una di quelle azioni che sto sollecitando: per l'estate non lo so, ma qualcosa si potrà fare». Il suo ministero ha perso parte del potere d'intervento e di decisione? «Non sono in grado di fare comparazioni con il passato. La frammentazione sociale - tipica di tutte le società occidentali, ma che da noi presenta aspetti parossistici secondo un'antica malattia del paese - rende davvero difficile una funzione di governo. Rispetto agli interventi possibili di erogazione economica si deve cercare di valorizzare chi lavora, risolvendo al contempo i problemi secondo una lista di priorità». Qual è la gerarchia della lista? «Quella dei problemi tradizionali: lo spettacolo dal vivo che aspetta dal '67 la sua sistemazione legislativa. Così come dare una prospettiva più solida alle fondazioni lirico-sinfoniche. Ci sono anche temi finora non emersi, penso per esempio ai giovani, che hanno meno gusto per la lettura. Questione non adeguatamente impostata, che io invece sento come importante». L'esperienza di governo cosa le insegna? «Avverto che la società italiana è in grande difficoltà rispetto a quelle che potranno essere le sue scelte elettorali, ma lo è anche, e forse soprattutto, rispetto a se stessa. Il rischio non è solo la diffidenza verso le forme tradizionali di partito, ma la perdita di fiducia della società nelle proprie forze e possibilità di progresso». E' il governo dunque a sorreggere la politica? «Penso che, tra i tanti compiti di questo governo, vi possa essere quello di consentire alla politica di ritrovare il suo rapporto funzionale con la società, ma anche fare in modo che le diverse parti vitali del Paese recuperino fiducia nel futuro». E il compito dei cattolici? «Hanno il dovere di esercitare un ruolo di responsabilità, alla luce di un duplice vantaggio: un'appartenenza ancora forte e un diffuso radicamento sociale. Come questo si possa tradurre nell'arena politica è ancora da vedere. Personalmente non credo possa essere utile, nella situazione attuale, un partito fatto solo di cattolici, anche perché la funzione dei partiti sta cambiando lentamente. Considera la sua un'esperienza a tempo determinato? «La pesca del luccio è il mio obiettivo immediato».
Il Messaggero
19 Aprile 2012
ROMA - Ornaghi: Tuteleremo Roma con norme su decoro e legalità Parla il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi.
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Piero Santonastaso
Il Messaggero
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Bene culturale
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