"Non si può pensare di applicare all'arte la politica di un governo tecnico. L'economia della cultura non funziona con uno più uno. Non vendiamo prodotti, ma ipotesi di futuro». Michelangelo Pistoletto, uno degli artisti più rappresentativi della nostra era, interviene sul rischio di commissariamento che si è abbattuto sul MAXXI. Le sue opere sono ovunque nel mondo: una bandiera dell'eccellenza italiana. E la sua mostra nel museo romano del contemporaneo, nella scorsa stagione, fu un evento per tutta la città. Oltre ai suoi capolavori, le sale disegnate da Zaha Hadid ospitarono il progetto Cittadellarte: un'utopia sociale applica-ta alla creatività. Con laboratori e gruppi di ricerca su comunicazione, produzione, educazione. «Arte come motore di comportamento e responsabilizza-zione - spiega Pistoletto che su quest'idea ha costruito una fonda-zione-e i bambini come nucleo dell'attività». E sulle stesse convinzioni sta mettendo su al Louvre di Parigi un suo personale Rinascimento. La risposta alla profezia dei Maya: la mostra «Anno 1» nel 2013. Del resto i suoi lavori sono il riflesso di un costante impegno. Ed emblematici, ancora oggi, i suoi grandi specchi che rimandano l'immagine del contemporaneo e diventano opera nel momento in cui interagiscono con la vita. «L'arte serve aconoscere, acostruire il domani. La creatività merita attenzione e ragionamenti complessi. E' ora di cominciare a farli». Che ruolo ha il governo nello sviluppo artistico di un Paese? «Decisivo. E dovrebbe metterci la testa e il cuore. Le istituzioni pubbliche non possono certo farsi carico del totale funzionamento del sistema cultura. Ma devono, con leggi appropriate, favorire l'intervento dei privati. All'estero esistono modelli collaudati e vincenti. Basterebbe copiarli. Così non va. Come si fa a ipotizzare fondazioni senza un capitale che le renda autonome? E perché mai i privati dovrebbero investire soldi in cambio di un'apparizione del loro logo? Non può essere. Come non può essere che in Italia non esista un regolamento per le nomine dei direttori dei musei che garantisca la più alta qualità. Bandi internazionali: perché non si fanno?». Come funziona all'estero? «Hanno capito che insieme con l'arte crescono le economie. Un settore rischioso, certo, come le corse in automobile. Ma non è proprio il rischio che la gente va cercando? Con le avanguardie, a New York, arrivarono i dollari. Gli americani ci hanno costruito un impero e interi quartieri degradati hanno cambiato aspetto. Per incentivare ulteriormente il settore hanno tagliato le tasse agli investimenti in opere. E le tasse negli Stati Uniti sono una cosa seria. Diciamo che attraverso l'arte hanno inventato un sistema sostitutivo all'evasione. Che sarebbe perfetto anche per un paese di evasori come il nostro... Invece, qui succede l'incredibile. Il MAXXI ha due milioni dallo Stato. Gli altri Michelangelo Pistoletto li deve trovare. D'accordo. Ma se non è lo Stato a incoraggiare il sostegno dei privati, attraverso quale miracolo potrebbero arrivare questi soldi?». Che cosa pensa di quest'ondata di commissariamenti? «Se serve a sollevare e risolvere un problema, allora ben venga. Lo Stato s'interroghi. E s'interroghino anche i vertici dei musei. Non basta più appendere i quadri al muro. E le mostre devono circolare su tutti i media. Se Google sta trasferendo online le grandi esposizioni, vuol dire che ha intravisto un largo profitto. O no? E poi va incentivata la parte didattica, che proprio nel MAXXI sta funzionando molto bene. I bambini devono trovare non soltanto nozioni da apprendere, ma uno stimolo alla creatività da applicare nella loro vita. E dietro ogni bambino c'è un'intera famiglia che potrebbe interessarsi all'arte e alla pittura. Abbiamo manager e politici che sanno tutto questo?». E gli artisti? Qual è il loro impegno? «Io sono pronto a prestare le mie opere per salvare un museo. E lancio un appello a tutti i miei colleghi. Ma non dobbiamo crederci soltanto noi. Devono fare un progetto. E crederci. Noi ci crediamo già». Ci racconta che cosa farà al Louvre? «La mia è una risposta alla profezia sulla fine del mondo. Voglio indire per quella data la giornata universale della rinascita. E sarà l'arte a diffondere l'idea della ripartenza. La mostra che seguirà, «Anno 1, il paradiso in tema», sarà proprio un invito rigenerativo. Un paradiso ora e non dopo la vita. E se l'Eden è un giardino, noi artisti dobbiamo essere i giardinieri della nostra terra».
ROMA - Intervista a Pistoletto. Per salvare l'arte e i musei servono leggi mirate
Michelangelo Pistoletto, un artista italiano, interviene sul rischio di commissariamento che si è abbattuto sul MAXXI. Egli sostiene che l'economia della cultura non funziona con uno più uno e che le istituzioni pubbliche devono favorire l'intervento dei privati. Pistoletto propone di creare fondazioni autonome per sostenere l'arte e di incentivare gli investimenti privati. Egli sostiene che l'arte serve a conoscere, costruire il domani e che la creatività merita attenzione e ragionamenti complessi. Pistoletto propone anche di lanciare un appello a tutti gli artisti e alle istituzioni per creare un progetto di rinascita culturale.
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