Una porta tra l'antico e il contemporaneo, non soltanto in senso metaforico. È quella che si aprirà, entro la fine dell'anno, tra gli spazi del museo Marino Marini, in piazza San Pancrazio, e l'attigua cappella Rucellai, scrigno trecentesco che custodisce, al suo interno, lo splendido Sacello del Santo Sepolcro realizzato da Leon Battista Alberti. Un gioiello praticamente sconosciuto ai fiorentini ma ben presente agli studiosi di storia dell'arte di ogni nazionalità che spesso, in visita in città, si stupiscono delle difficoltà di accesso al monumento, aperto soltanto durante le funzioni liturgiche. Anche per questo, il progetto presentato ieri dalla soprintendente ai beni architettonici Alessandra Marino, dal presidente del Marini Carlo Sisi e dal direttore artistico Alberto Salvadori ha il sapore di un'autentica rivoluzione. Non soltanto la cappella sarà aperta ai visitatori del museo dedicato allo scultore novecentesco, che vi potranno accedere, pagando il biglietto, attraverso il nuovo varco. Ma nel portone oggi utilizzato per entrare nel tempietto da via della Spada sarà anche inserita una bussola di vetro, che permetterà ai passanti di ammirarne l'interno senza spendere nemmeno un euro. I lavori, finanziati dalla Fondazione Museo Marini con 60 mila euro, progettati dalla soprintendenza e resi possibili da un protocollo di intesa con la Curia, prenderanno il via a giugno. A luglio, agosto e settembre il museo resterà chiuso, per riaprire poi in autunno con orari probabilmente più estesi di quelli attuali (oggi non è visitabile il martedì, la domenica e i giorni festivi). Quella della cappella è una storia travagliata. Originariamente, coincideva con la navata sinistra della chiesa di San Pancrazio, che fu sconsacrata nel 1808 per diventare, per editto napoleonico, una sala d'estrazione dell'Imperiale Lotteria di Francia. Fu allora che il varco di collegamento fu murato, e un nuovo ingresso aperto in via della Spada. Negli anni Sessanta del secolo scorso iniziarono a verificarsi fenomeni di cedimento della volta di copertura e di fuori piombo della parete esterna, a causa dei quali la famiglia Rucellai commissionò una prima, complessa operazione di salvaguardia a Piero Sanpaolesi. Tra il 1976 e il 1980 fu poi la soprintendenza a intervenire, con l'inserimento di quattro telai in acciaio nel sottotetto e la collocazione, nella lesione longitudinale della volta, di piccoli martinetti a vite e di cunei di legno per rinserrare la muratura. Negli anni successivi la cappella è stata aperta al pubblico in via saltuaria, e anche per questo, nel 2005, è stato necessario un ulteriore restauro, questa volta degli interni, sempre a carico della soprintendenza. Ultimato dall'Alberti nel 1467 per accogliere le spoglie di Giovanni di Paolo Rucellai, il tempietto è una copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Impostato geometricamente sul rapporto aureo, è decorato da tarsie marmoree l'una diversa dall'altra: alcune si ispirano a forme naturalistiche come foglie d'alloro e di quercia, altre a forme geometriche come la stella ottagonale o a sei punte. Tra queste formelle spiccano quelle, collocate al centro di ogni lato, con gli stemmi araldici di Giovanni Rucellai (la vela spiegata al vento con le sartie sciolte), di Lorenzo il Magnifico (i tre anelli intrecciati), di Piero dei Medici (l'anello di diamante con due piume) e di Cosimo Il Vecchio (il marzocchino con tre piume). Una piccola porta permette di accedere alla camera sepolcrale, decorata da due affreschi recentemente attribuiti a Giovanni da Piamonte.