Perplessità per un progetto di privati nella zona B di cui si discuterà in una conferenza dei servizi al Comune vittorio romano «"Svendere" la riserva naturale Oasi del Simeto» e «premiare gli abusivi» non piace né alla sezione etnea di Italia Nostra né al Comitato catanese "Salviamo il paesaggio". Che, sull'argomento - dopo aver appreso dell'indizione a inizio maggio di una conferenza dei servizi in Comune in cui si discuterà di un progetto di privati che riguarda il piano di utilizzo dell'area di protezione della riserva, la cosiddetta Zona B dell'Oasi - hanno espresso parecchie perplessità e presentato alcune osservazioni. «L'intervento proposto ricade interamente all'interno della riserva naturale regionale denominata "Oasi del Simeto" - dice l'arch. Antonio Pavone, presidente di Italia Nostra -, tipologicamente individuata, ai sensi dell'art. 7 della legge regionale 9881, come riserva naturale orientata al fine di favorire e incrementare le condizioni per la sosta e la nidificazione della fauna e il restauro della vegetazione psammofila e mediterranea. Gran parte del territorio della riserva è sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale». È pur vero, sostiene Pavone, che la proposta di progetto «si limita ad intervenire sull'area di pre-riserva (zona B destinata a parco territoriale urbano), ma, stando all'art. 3 del D.A. 13 marzo 2002, per essa dovrà prevedersi un equilibrato rapporto tra attività agricole e di allevamento e attività turistiche e sportive, come è anche vero che l'art. 4 prescrive che il piano di utilizzazione della pre-riserva debba prevedere iniziative di valorizzazione delle risorse locali con particolare riguardo alle attività artigianali, silvo-pastorali, zootecniche e alla lavorazione dei relativi prodotti, nonché alle attività ricreative, turistiche e sportive». Dall'esame del progetto, aggiunge Pavone, si rileva che «non viene lasciato alcuno spazio per le attività agricole e di allevamento, mentre tutte le aree della pre-riserva non compromesse dall'edificazione di villaggi abusivi vengono destinate esclusivamente ad usi turistico-ricreativi, sportivi e di servizi vari, nonché a "parchi" artificiali finalizzati alla fruizione e al godimento dei visitatori, ma non certo alla valorizzazione delle risorse locali, né alla protezione della riserva ed all'innalzamento della naturalità del sito». Non può ragionevolmente ritenersi, afferma l'arch. Pavone, che «lo stravolgimento della costa e l'escavazione di un'area di oltre 56 ettari prevista per la creazione di uno specchio d'acqua interno, da adibire a porto canale per 1.200 posti barca (area risorsa n. 1), possano contribuire al miglioramento della naturalità del sito. Né potranno farlo i 182 ettari trasformati in campo da golf (area risorsa n. 2). Non lo farà nemmeno il "parco del mediterraneo" di 51 ettari (area risorsa n. 3), con le sue coltivazioni artificiali e il suo albergo di 3040 piani proposto su un'area delicatissima e ad elevatissimo rischio di inondazione». Anche il comitato catanese "Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori", esprime le ragioni della propria contrarietà al progetto, «un mega project financing del valore di 1,8 miliardi di euro, che costituisce variante al Prg. Il Piano, che rientra nel Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio (Prusst) - denuncia il Forum - dietro i millantati obiettivi di valorizzazione della naturalità e di riqualificazione "sostenibile", nasconde interessi privatistici e sanatorie agli abusivi che avranno l'effetto di devastare il polmone verde del territorio catanese. Senza contare che ci troviamo di fronte ad una zona tutelata da norme europee, nazionali e regionali; norme che il progetto sembra avere del tutto ignorato, focalizzandosi invece solo sull'art. 89 della legge regionale 6-2001 in materia di varianti agli strumenti urbanistici comunali». Il Forum, le cui considerazioni fanno il paio con quelle di Italia Nostra, si chiede «dove sono la Valutazione ambientale strategica (Vas) e la Valutazione d'incidenza (Vi). La legge 152 del 2006 in materia ambientale dice che "la valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale" e deve essere "avviata dall'autorità procedente contestualmente al processo di formazione del piano o programma". È chiaro a tutti che le opere descritte nel progetto hanno un impatto ambientale, eppure al momento nessuna Vas e Vi è stata ragionata e comunicata. Questo anche perché il Prusst non rientra tra i "piani e programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente". Dunque, bisognerà aspettare che i soggetti competenti richiedano le verifiche nella famosa conferenza dei servizi, mentre l'iter segue la procedura semplificata prevista dall'art. 89 della legge regionale 6-2001». 18042012