Il famoso polo alberghiero passa di mano e diventa di proprietà del fondo sovrano dell'emirato arabo, la Qatar Holding. Un'operazione da 600 milioni di euro. L'accordo dovrà ora passare al vaglio dell'antitrust italiana. La Costa Smeralda sarà targata Qatar. Il fondo sovrano dell'emirato arabo, la Qatar Holding, ha firmato un accordo con la Colony Capital dell'imprenditore americano di origine libanese Tom Barrack, per l'acquisto della Smeralda Holding, proprietaria del polo alberghiero sardo creato dal principe degli Ismailiti Aga Khan negli anni Sessanta. L'annuncio dell'intesa è stato ufficializzato ieri all'indomani dell'arrivo a Roma dell'emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani, che nella conferenza stampa con il premier Mario Monti aveva confermato l'imminente acquisizione della Smeralda Holding. L'accordo dovrà ora passare al vaglio dell'antitrust italiana. Il costo dell'operazione Smeralda Holding, rilevata da Barrak nel 2003 dalla Starwood Hotel, pare si aggiri sui 600 milioni di euro. La Smeralda Holding gestisce quattro tra i più lussuosi alberghi del mondo: dal Cala di Volpe all'hotel Cervo, oltre alla Marina e al cantiere di Porto Cervo e al Pevero Golf Club. Colony Capital recentemente aveva venduto al Qatar anche la sua quota nella squadra di calcio francese del Paris Saint Germain. A suo tempo, quando Tom Barrack acquistò la Costa Smeralda, l'Aga Khan fu costretto a mollare la sua creatura perché i conti erano in rosso. La Ciga immobiliare dovette cedere la maggioranza al magnate americano, che si accollò i debiti e puntò al rilancio. Il principe degli Ismailiti, per trovare una scappatoia alle difficoltà economiche, prima di vendere aveva tentato di ampliare il perimetro della Costa Smeralda, con un piano di investimenti che avrebbe rovesciato sui litorali galluresi una valanga di cemento. L'opposizione forte del fronte ambientalista aveva impedito che l'Aga Khan trovasse a Cagliari, nella amministrazione regionale, le sponde politiche indispensabili a portare a termine l'operazione. Dopo un lungo braccio di ferro, il principe aveva alzato bandiera bianca, passando la mano a Barrack. Dal 2003 a oggi, però, neppure a Barrack le cose sono andate benissimo. Investimenti bloccati dalle norme di tutela e crisi del mercato hanno portato la Colony Capital ad accumulare un debito di 200 milioni di euro. La mazzata definitiva ai sogni di espansione cementificatoria di Barrack, lo ha dato nel 2004 la ferrea legislazione di salvaguardia delle coste decisa dalla giunta regionale guidata allora da Renato Soru. Legislazione che nemmeno la vittoria elettorale di Ugo Cappellacci contro Soru, nelle elezioni del febbraio del 2009, è riuscita a smantellare. La giunta di centrodestra ha tentato diverse volte di forzare il dispositivo di tutela o di aggirarlo, ma è sempre stata stoppata dai pronunciamenti dei tribunali amministrativi, che hanno accolto i ricorsi delle associazioni ambientaliste. Per ridare mano libera a imprese edili e speculazione immobiliare bisognerebbe cancellare il Piano paesaggistico di Soru sostituendolo con un'altra legge, ma questo la giunta Cappellacci non ha la forza politica per farlo. Ora, almeno in Costa Smeralda, la palla passa all'emiro del Qatar che ha tirato fuori un sacco di soldi per acquistare uno dei gioielli più preziosi del turismo internazionale: basti considerare che il valore stimato del patrimonio smeraldino della Colony Capital è circa tre volte il debito accumulato. Un investimento al buio? Sono in molti a credere che l'emiro abbia deciso il passo solo dopo avere ottenuto garanzie politiche che i suoi investimenti in Sardegna non resteranno bloccati come avvenne prima con l'Aga Khan e poi con Barrack. L'emiro ha un ottimo rapporto con il governatore Cappellacci, che è stato nel Qatar nel novembre del 2010 in un viaggio insieme con l'ex ministro degli esteri Frattini. L'emiro ora ha 23 mila ettari di proprietà sui quali né l'Aga Khan né Barrack hanno potuto costruire. Ma potrebbe anche essere interessato a investire in altre parti dell'isola. Nei prossimi mesi si vedrà se Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani è stato più abile a ottenere le coperture politiche che ai suoi illustri predecessori sono mancate.