Fitto e molto eterogeneo è il calendario delle iniziative con cui da ogni parte della regione i comuni, le associazioni, le parrocchie rispondono all'invito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali all'insegna quest'anno dello slogan La cultura è di tutti partecipa anche tu, aprendo gratuitamente luoghi, appunto per la Settimana della cultura, la 148, in corso fino al 22 aprile, e divulgando conoscenze nel campo dell'arte, dell'archeologia, della storia. Consultabile sul sito www.friuliveneziagiulia.beniculturali. it, si viene così a delineare un itinerario a tappe con appuntamenti che vanno da semplici visite guidate, a piccoli nascosti gioielli aperti per l'occasione. Il viaggio ovviamente è partito da Aquileia Mater, sabato scorso, con un convegno all'Archeologico dedicato ai segni e alle scritture che i coperchi d'anfora ci hanno tramandato attraverso i millenni, e prosegue a Cividale, dove l'Archeologico mostra per la prima volta, oggi il vernissage, cinque preziose croci d'oro di età longobarda, mentre, sempre restando tra i Musei statali, il castello di Miramare apre i restaurati ambienti di servizio dove si preparavano i pasti per Massimiliano d'Asburgo. Anche le sedi della Soprintendenza e gli Archivi di Stato, ospitano mostre di arte varia, reperti di scavi recenti, conferenze, così i Musei di Gorizia, che danno avvio a un corso di catalogazione sui costumi, mentre a Pordenone l'arte del dono si concretizza il 21 aprile nell'ingresso in museo di una tela del primo Cinquecento. Alcune iniziative certo durano lo spazio di un mattino, altre sono destinate a restare come le conquistate sale, che costano lacrime e fatica agli operatori museali, dove il patrimonio si restituisce davvero al pubblico, esperienze molto rare a dire il vero nella nostra regione, tra cui segnaliamo, al Museo Archeologico di Torre di Pordenone, la rinnovata presentazione degli affreschi romani, o i restauri che nell'Isontino riportano l'attenzione sul patrimonio di memorie e d'arte della Grande Guerra. Bene dunque l'effervescenza di una Settimana che testimonia ancora una volta che i beni culturali sono parte della nostra identità, ma non basta: oggi la crisi profonda, etica e strutturale, che stiamo attraversando, impone una seria riflessione sullo stato dell'arte, un aut aut del tipo: o si cambia la gestione dei beni culturali o si chiude. Troppi i musei fuori standard, senza catalogo, aperti per caso e con i depositi sottosopra, troppe le mostre inutili, e dall'altra parte troppi i laureati disoccupati e le competenze acquisite sprecate. Non possiamo far finta di niente quando vediamo chiudersi anche da noi i corsi di laurea in beni culturali, quando gli assessori comunali alla cultura, costretti dai tagli di bilancio, si trovano nell'impopolare situazione di spiegare agli operatori del settore i principi di una "nuova" cultura, quella dell'impresa, della professionalità, delle idee nuove. Segnaliamo, a tale proposito, e proprio in occasione della Settimana, le poche intraprese che vanno per esempio nell'ottica di un possibile sistema per i nostri beni culturali: una viene dagli archeologi e vede associate le Università di Trieste, Udine e Venezia in un'unica Scuola Interateneo di specializzazione in Beni Archeologici che ha avviato ieri le sue lezioni proprio al Museo di Aquileia, a ribadire la necessità di uno stretto legame fra professione e formazione, ed esattamente sul fronte opposto, quello della valorizzazione dell'arte contemporanea, con l'avvio di una dialogo tra le Gallerie d'Arte Moderna di Pordenone, Gradisca d'Isonzo e Trieste, attraverso l'operazione Contemporaneamente, che presenta progetti e artisti al Parco di Pordenone sabato prossimo. Pensare al patrimonio in un'ottica di sistema, come una risorsa comune e non più come un costo, e guardare a modelli nuovi che nella stessa vecchia Europa fanno salire all'1,7 l'occupazione nel settore della cultura, mentre in Italia - dove la concentrazione dei beni culturali è ben più intensa - ci si ferma all'1,1. Questa sorta di viaggio di una settimana attraverso un Friuli ideale, ogni volta certo ci sorprende per effervescenza di iniziative e per ricchezza di patrimonio, ma anche ci fa constatare come questa mappatura dei beni culturali della nostra regione, dopo una settimana, ritorni nell'oblio, e nulla resti come sua "rappresentazione", lasciandoci sempre in attesa di nuovi modelli operativi e di un improrogabile quadro normativo.