Nuove polemiche, spesso pretestuose, hanno accompagnato il progetto sponsorizzato del suo recupero Forse per molti il Colosseo è solo una spugnosa serie di quinte bucate, il simbolo di una rovina terminale. Per lui il ministero ha appena varato un piano organico di manutenzione programmata destinato a allungarne la vita, aumentandone i visitatori. Dopo una nuova campagna di rilievi mirati, una volta verificatane la sicurezza al rischio sismico, è stato così siglato l'accordo con lo sponsor privato per soccorrere in tempo il mitizzato testimone di tanti antichi e crudeli riti di massa, oggetto di fortunate rivisitazioni di celluloide. Era ora! Povero Colosseo: tanto popolare eppure, in realtà, ancora oggi così poco conosciuto a fondo nella sua stratificata microstoria, nel tormentato vissuto e nella sua auspicata second life. Un testimone eccellente, anche come istruttivo documento parlante di tante differenti stagioni del restauro: fermato nel momento stesso del crollo da un altrettanto colossale sperone a est (Stern, 1807), reintegrato dalla mano sapiente di un grande architetto sul lato opposto (Valadier, 1826) e da un solerte archeo-filologo (Canina, 1845), protagonista della nuova Roma imperiale nel bimillenario augusteo (1938). Forse la vis polemica delle nuove Cassandre che ora si esprimono contro i proposti interventi può avere almeno una salutare funzione scaramantico- preventiva, a lieto fine. Al di là delle polemiche strumentali è questa l'occasione concreta per impegnarci di più, tutti, per conoscere (e far conoscere) meglio la straordinaria carta d'identità di questo nostro celebre antenato di famiglia.