Le dichiarazioni di Marchi (Save) scatenano le polemiche. Boato ironico: «Per le grandi navi spostiamo palazzo Ducale di 100 metri» Il sindaco Conte: «Questo patrimonio va valorizzato, non si badi solo agli affari» QUARTO D'ALTINO. «A chi ha la responsabilità di amministrare è richiesta l'intelligenza e la capacità di coniugare i posti di lavoro, la cultura, lo sviluppo sostenibile e la salute delle persone, e di non badare solo agli affari». La sindaca di Quarto d'Altino, Silvia Conte, non ha digerito le dichiarazioni del presidente di Save, Enrico Marchi, sulla seconda pista dell'aeroporto Marco Polo e i "mosaici" di Altino che dopo tutto non rappresenterebbero un grosso problema, perché potrebbero essere spostati altrove. Molte le perplessità che hanno suscitato tali parole. A partire, appunto, dalla prima cittadina: «Il potenziamento dell'offerta aeroportuale va inserito in una visione strategica di rete delle infrastrutture del Nord-est», spiega Conte, «nella quale possono esistere alternative sostenibili alla seconda pista di Tessera-Altino. Si evitino nuove barbarie e sfregi al nostro patrimonio culturale e ambientale: Altino è patrimonio dell'umanità. Si punti piuttosto alla sua valorizzazione per nuove opportunità di sviluppo e di occupazione. Leggo delle intenzioni della Regione di approvare un piano "cresci Veneto" che punta "all'economia della cultura e del paesaggio", ci stiamo candidando a fare del Nord-est la capitale della Cultura nel 2019 e c'è chi pensa a far atterrare aerei sull'area archeologica di Altino». «Questa è un'ulteriore prova», conclude, «della mancanza di credibilità nel dare una vera prospettiva da parte di chi governa la nostra Regione». «Stiamo cercando di fare di Altino», commenta don Gianni Fazzini, parroco della frazione e responsabile della Pastorale per gli Stili di vita, «un'eccellenza a livello turistico e archeologico, per far sì che Altino torni quella che è, pertanto come tale la difenderemo. Altino è poco conosciuta e valorizzata, è una ricchezza che non è solo un po' di mosaici da spostare, ma un tesoro storico e culturale di Venezia». A bocca aperta la direttrice del Museo Archeologico Nazionale, Margherita Tirelli: «Peccato che queste conferenze stampa vengano convocate senza la Soprintendenza, per quel che ci riguarda non siamo stati interpellati, non sappiamo nulla di tutto ciò, lasciamo che Save dica ciò che vuole». La butta sull'ironico Michele Boato, rappresentante del coordinamento "47 associazioni Per un altro Pat di Venezia-bene comune": «E' veramente una brillantissima idea quella di Marchi, che potrebbe venire utile. Per esempio, si potrebbe ridurre l'impatto delle Grandi Navi spostando di un centinaio di metri il Palazzo Ducale. Anche i danni della galleria da 9 chilometri sotto Mestre per portare la stazione della Tav all'aeroporto, come vuole Marchi, potrebbero ridursi spostando il centro di Mestre di poco più a est. Se poi qualcuno dei 20 grattacieli che si vogliono costruire nella terraferma togliesse la luce alle case, basterebbe spostarle, o abbatterle se insignificanti. Chi avvisa il genio della Save che il primo aprile è passato da due settimane?» «E' più facile spostare ciò che ancora non c'è piuttosto che quanto esiste da duemila anni», commenta Maurizio Donadelli, ex assessore altinate, da sempre impegnato nello sviluppo di Altino. «Io tifo per l'antichità, ma se dovesse vincere la seconda pista, perché sappiamo come va il mondo, direi ok, allora però Marchi deve pagare. Mi spiego: oggi gli scavi non vengono eseguiti e Altino non viene in superficie per mancanza di fondi, il presidente di Save dovrebbe fare in modo che l'antica città sepolta venga allo scoperto. Se vuole invadere il sito, allora rifaccia emergere lo splendore per far vedere al mondo qual è la progenitrice di Venezia». In quei sessanta ettari riposa Altinum Il porto romano attende di venire alla luce Chiunque conosca il territorio, sa che oltre il ponte sul Dese, dove inizia la frazione di Altino, esistono alcuni tra gli ultimi campi coltivati a mais e soia ancora esistenti. Qui, in questi 60 ettari delimitati dagli snodi viari, si può inciampare in pezzi di storia. Fino a qualche anno fa bastava camminare lungo gli argini del Dese per trovare cocci, frammenti di vasi antichissimi, mosaici di un puzzle che non si è ancora ricomposto. Li riposa l'antica Altino, 60 ettari sprofondati sotto zolle di terra. Sulla base di fotografie aeree, nel quadro di una nuova ricerca, sono stati di recente mappati per la prima volta i contorni dell'antica città romana, ed è emerso qualche cosa di spettacolare perché fino ad oggi, l'esistenza di Altino (Altinum), che risalirebbe al primo secolo a.C. era nota solo per scavi di minori. La mappatura aerea fornisce e prove chiare che Altino fu un classico porto romano simile a quello di Ravenna e Aquileia. Una città che attende solo di venire alla luce.
I mosaici di Altino non si toccano
Il presidente di Save, Enrico Marchi, ha dichiarato che le Grandi Navi potrebbero essere spostate di 100 metri per evitare danni al Palazzo Ducale di Venezia. La sindaca di Quarto d'Altino, Silvia Conte, ha reagito affermando che questo non è un problema e che si potrebbe valorizzare il patrimonio culturale e ambientale di Altino, che è patrimonio dell'umanità. Don Gianni Fazzini, parroco di Altino, ha espresso la sua preoccupazione per la valorizzazione di Altino come destinazione turistica. La direttrice del Museo Archeologico Nazionale, Margherita Tirelli, ha affermato che non è stata consultata sulla questione e che non sa nulla di quanto sia stato detto.
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