Il presidente Pio Baldi: "Non c'è alcun buco, mancano i soldi che dovrebbe darci il Mibac". In arrivo la Recchia o Resca Sono in difficoltà in Italia molte istituzioni pubbliche dedicate al contemporaneo. Aperto due anni fa, dopo una gestazione di oltre un decennio, il Maxxi di Roma, Museo delle arti del XXI secolo, è già in crisi. Disegnato dall'archistar Zaha Hadid, e finanziato dal ministero dei Beni culturali, doveva essere il fiore all'occhiello dei musei d'arte contemporanea del nostro Paese. E invece nei giorni scorsi è stata avviata da parte del Mibac la procedura di commissariamento. Il motivo? Il consiglio d'amministrazione del museo si trova con un disavanzo sul 2011 e non ha potuto chiudere il bilancio di previsione del 2012. La cosa surreale è che non ha potuto farlo perché sono venuti a mancare proprio i fondi che il ministero avrebbe dovuto trasferire. Ieri, in un'affollata conferenza stampa, Pio Baldi, presidente del Cda, ha difeso l'operato del museo, dimostrando come il Maxxi non abbia alcun buco di bilancio e come abbia, rispetto ad altri musei d'arte contemporanea europei, il costo più basso per visitatore annuo. Dal ministero hanno replicato che non c'è alcun attacco nei confronti del museo, che l'avvio della procedura di commissaria-mento era un atto dovuto in assenza della chiusura del bilancio preventivo 2012 e di un disavanzo in quello del 2011. La crisi del Maxxi sembra essere l'ennesima spia della crisi più generale che attraversano in Italia i musei di arte contemporanea, tutti macchiati dal peccato originale di dipendere dai finanziamenti pubblici, ora regionali ora statali. Ciò che accade in queste ore al Maxxi sembra la replica di un film già visto nei mesi scorsi al Madre di Napoli, basta mettere al posto del ministero la Regione Campania e a quello di Pio Baldi, il direttore Cicelyn. Per non parlare del Riso di Palermo, strozzato da un contenzioso tra direzione e assessorati regionali vari. Peraltro non è certo roseo il futuro del Museo d'arte contemporanea di Rivoli, finanziato in gran parte dalla Regione Piemonte: la sua crisi doveva risolversi con l'annunciata nascita di una Superfondazione che inglobava anche i musei civici di Torino, ma la gestazione della struttura sembra incontrare più d'una difficoltà. Ciò che manca nel campo del contemporaneo in Italia è da un lato una linea politica e dall'altro la capacità di giocare davvero in tandem coi privati. Colpa che non è addebitabile solo all'attuale ministro Ornaghi, il quale comunque finora non ha certo brillato: basti dire che a gennaio la Biennale di Venezia ha nominato come direttore Massimiliano Gioni, mentre il ministro non ha ancora deciso a chi far curare il Padiglione Italiano, quello che tante polemiche ha suscitato nel 2011 con la gestione Sgarbi. Per il commissario del Maxxi si fanno i nomi di Antonella Recchia, segretario generale del Mibac, o di Mario Resca, direttore per la valorizzazione del patrimonio culturale al ministero, che però riveste già la carica di commissario per la Grande Brera.