Baldi: colpa dei tagli. Politici compatti contro Ornaghi: no al commissariamento "Commissariamo il ministero alla Cultura». La Fondazione MAXXI risponde con fulmini e saette alla decisione del ministro Ornaghi di avviare le procedure di commissariamento del Museo d'arte contemporanea. Parole come lampi che gettano luce inquietante nelle sale rotonde e morbide progettate da Zaha Hadid e inaugurate con una festa che lasciava presupporre tutto un altro futuro. E invece, dopo neanche due anni dall'apertura, in mostra ci finiscono bilanci (con previsioni da arte povera), finanziamenti (di scuola minimalista), buchi neri (degni della fiamma ossidrica di Burri), tagli e squarci nelle trattative che neanche Fontana avrebbe potuto realizzare con tanta maestria. Il grande progetto di una Roma contemporanea, assomiglia ora agli animali in formaldeide di Damien Hirst. Immobili, a mollo nell'indefinito. Come il Macro, ancora in attesa di una Fondazione, o la Fiera, che ogni anno rischia di essere l'ultimo. «La procedura avviata dal Collegio romano è priva di fondamento economico - dice Pio Baldi, presidente della Fondazione - non c'è nessun buco nei nostri bilanci. Il disavanzo di 700.000 euro dell'esercizio 2011, dovuto in parte ai tagli effettuati dal precedente governo, è stato coperto grazie all'attivo dei bilanci 2009 e 2010. E chi parla di una previsione di perdite pari a 11 milioni nel prossimo triennio confonde deficit con fabbisogno futuro». «La verità - continua il vicepresidente Grossi che ipotizza un complotto - è che il Mibac ha effettuato un taglio del 75 per cento. Non abbiamo potuto approvare il bilancio del 2012 proprio per l'incertezza del prossimo finanziamento. Ci basterebbero altri 3 milioni per andare avanti. Ma questa è politica bacca, se non c'è fiducia me ne vado». E Grossi conclude paragonando il budget del MAXXI a quello di altri musei stranieri: 50 milioni per il Reina Sofia, 80 milioni di sterline per la Tate, 14 milioni di dollari per il Metropolitan, ma anche 11 milioni di euro per il nostro Palaexpò. «Mi chiedo - conclude Stefano Zecchi, consigliere - se all'ipotetico commissario cui verrebbe affidata la governane siano stati promessi i soldi necessari. O se avrà tra i suoi compiti quello di vendere e di abbattere il MAXXI». Una reazione dura che si guadagna l'adesione compatta del mondo politico. Sdegno dal Pdl con Gasparri e Cicchitto («Un ingiustificato atto d'imperio»), dall'Udc con Buttiglione («Si rifinanzi il museo»), dall'Idv con Rodano («Un pretesto per trovare la poltrona a qualcuno»), dal Pd con Orfini («Ornaghi receda»), dal Fli con Croppi («Chi ha gestito ha fatto miracoli»). Favorevole invece l'ex ministro Galan: «Il commissariamento è un aiuto non una penalizzazione». E mentre si snocciola la lista della spesa (750 mila euro per le utenze, 900 mila per la manutenzione, ma al milione per gli stipendi del personale ci pensa il ministero), sui muri a mo' di video istallazioni scorrono le immagini dei consuntivi degli ultimi anni. Dove si nasconde il problema che ha portato a questo epilogo. Nel primo anno di funzionamento (2010) i soldi del Mibac erano sì 7 milioni ma contenevano il famoso bonus (start up) per l'avviamento della struttura. C'erano gli aiuti di Arcus, legati a un progetto da riconfermare di volta in volta (e ora non riconfermato), i soldi del ministero delle Infrastrutture, dovuti solo per il primo periodo d'inaugurazione. Mentre nel 2012 figurano i soldi del Mibac stanziati tondi tondi secondo statuto: 2 milioni. Nel frattempo, nella Fondazione, non sonoentrati altri soci. Terna hacollaborato nei primi due anni, poi non più. Bmw con 450 mila euro per due anni, ora si attende la conferma. Telecom con 300 mila. In trattativa una partnership con Fendi... Ma al momento, un investimento che possa offrire certezze e stabilità non c'è. E la Regione che si è presentata come nuovo fondatore (candidando Claudio Velardi) non ha ancora versato la sua quota di 500 mila euro. Motivo per cui il ministero non intende formalizzare l'atto. «Non c'è nessun attacco nei confronti del MAXXI - spiegano da Collegio romano - è stato semplicemente avviato un atto amministrativo necessario, perché non c'è il bilancio. Uno snodo per decidere cosa fare. Una decisione cui si è giunti dopo un colloquio a gennaio durante il quale veniva evidenziato un forte disavanzo per il 2012 che rischia di diventare significativo per i prossimi anni». Inevitabile il toto nomine: c'è chi fa il nome di Mario Resca, attuale direttore generale del dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero, mentre la Uil dei Beni culturali avanza l'ipotesi di Antonia Recchia, segretario generale del ministero.