Il Museo delle arti del 21 secolo di Roma, da qui l'acronimo Maxxi, era nato sotto i peggiori auspici del secolo precedente. Concepito nel 1998, ci sono voluti più di 10 anni di gestazione e un parto travagliato costato 150 milioni di euro. Quando fu aperto nel novembre dei 2009, e poi definitivamente inaugurato nel maggio del 2010, ci si accorse subito dei tanti problemi. Innanzitutto, contrariamente a quanto succede per un museo (c'è una collezione e mi premuro di trovare una sede per ospitarla) il Maxxi era stato ideato come una scatola vuota da riempire strada facendo, con la perversa idea che anche la capitale dovesse esprimere a tutti i costi qualcosa nel contemporaneo (al limite, come sanno tutti gli addetti ai lavori, per un investimento pubblico nazionale si sarebbero potute scegliere città più dedicate come Torino, Milano, e non è un caso che il museo italiano più riuscito sia a Rovereto). Da qui probabilmente la sensazione di vuoto dell'edificio progettato da Zaha Hadid, una sorta di «non luogo», con muri tondi e pavimenti in salita, pieno di scale, di fatto inallestibile. Invecchiato prima di nascere, il Maxxi non ha nessun impatto iconico (come invece il Guggenheim di Bilbao), e non possedendo neppure una collezione di prestigio, terminata la novità, non potrà mai essere meta imprescindibile del turista (come il Moma a New York). Si aggiunga: i costi di gestione della Fondazione con unico socio il ministero per i Beni ambientali e culturali (10 milioni all'anno), da proiezioni iniziali fatte in tempi di crisi economica non ancora conclamata, risultavano già insostenibili; la nomina di un management proveniente tutto dal ministero (al di là della bontà delle singole persone) appare debole; le scelte curatoriali, discutibili. Oggi, dopo nemmeno due anni di lavoro, a fronte di una diminuzione della possibilità di spesa pubblica e della mancanza di soci altri disposti a finanziare, la prospettiva offerta dal ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, è il commissariamento, prima che lo sbilanciamento sia insopportabile (si veda il fallimento del Madre di Napoli). Atto drastico, certo, ma forse utile per trovare un sistema di governane adeguato.