Svizzeri con armi di latta ai piedi dell'obelisco di San Pietro, magari con un finto papa in gestatoria con triregno in testa? Corazzieri finti sotto i Dioscuri al Quirinale, forse col re sciaboletta e il presidente Leone che fa le corna? Al Cremlino ci sono lo Zar e Lenin melanconici, mentre l'autocrate se la spassa lì dentro... Nulla però di tutto questo ai palazzi papali. Ma i centurioni sì che li abbiamo in piazza, anche se manca Nerone, pollice verso. Perché deve esser fatta piazza pulita? C'è forse un problema di dignità: cosa direbbero il pontefice Benedetto e Giorgio Napolitano guardando i turisti in posa con quegli attori? Ma al Colosseo non c'è autorità che vi risiede. Errore! Proprio perché gli autori del passato sono morti, i monumenti sono tutelati dalla Repubblica. Anche il Colosseo, come sovrani e presidenti, merita rispetto. Ma perché i centurioni non vanno bene, pur nella loro simpatia? Hanno a che fare col cinema, con i fumetti; non con paesaggio, storia e arte. Intorno agli edifici vincolati si gioca il gioco della cultura, e non altro, e anche la cultura ha le sue regole. Per anni queste regole sono state infrante. In Homo ludens - libro da riprendere, del 1939 - J. Huizinga osservava come sia andato degradandosi il gioco della cultura, ancora vivo nel '700, e al suo postosi sia introdotto, non il gusto infantile per il gioco, ma il gusto per il puerilismo, per lo svago banale, la sensazione volgare, l'esibizione di massa. Ma un bambino che gioca non è mai puerile e nemmeno infantile dovrebbe essere l'adulto responsabile che gioca con dignità e stile. 11 gioco infatti e sempre cosa nobile, un'esaltazione lieta di fronte alla storia e al bello, non un'eccitazione stupida. il gioco infatti non è la vita ordinaria, ma una vita immateriale, che trasfigura la realtà. Ci si può divertire al di sotto della vita ordinaria, oppure al di sopra. Ai visitatori del Colosseo diamo una Disneyland americana, perché si possano abbassare, oppure doniamo la nostra tradizione culturale, per cui siamo ammirati nel mondo? Allora non è questione di centurioni o di parco a tema, che sarebbe come costruire uno zoo nella giungla. Bisogna valorizzare il nostro patrimonio archeologico, se vogliamo altri visitatori e migliori. Solo alcune stanze di una domus tardo-antica sotto Palazzo Valentini sono messe in valore in tutta Roma, per merito di Piero Angela. E il resto? Perché non immaginare nell'anello superiore del Colosseo un museo in cui si spieghino ludi gladiatori, cacce esotiche e martirii, mostrando con competenza e con stile cosa è stata la vita ordinaria in quel luogo? Lì potrebbero essere mostrati i costumi dei gladiatori e dei cacciatori, le lo- ro armi; arrivo anche a dire, un regista potrebbe inscenare un ludus in quel che c'è di arena, controllato da archeologi e teatranti veri, entro una regola culturale. La vita ordinaria, mai narrata nei musei di Roma - a partire dal paesaggio urbano colto nel suo complesso, a tutti ignoto - deve essere raccontata non ordinariamente ma culturalmente. Signor Sindaco, legga Huizinga, scelga collaboratori competenti, eviti la comunicazione vuota, ridia a Roma quell'elevazione che la Capitale esige, di cui la città cosmopolita è degna e che lo Stato per Costituzione impone.