«NON c'è nessuna motivazione tecnica che giustifichi la procedura di commissariamento. C'è solo un disegno politico, un tentativo di mettere in difficoltà il Maxxi». L'autodifesa della fondazione che gestisce il museo nazionale delle arti e dell'architettura del XXI secolo, arriva dopo ore di frenetiche consultazioni interne e si trasforma in un atto d'accusa per il ministero dei Beni culturali: «I bilanci sono in regola, ma non abbiamo potuto approvare il preventivo per il 2012 perché i contributi sono stati drasticamente diminuiti». Un rimpallo di accuse che apre le porte al toto-commissario: non si esclude l'arrivo di qualche super manager ma circolano anche i nomi del dg valorizzazione Mario Resca e di Antonia Pasqua Recchia, attuale segretario generale del Mibac, che da tempo sta lavorando per portare la casa di moda Fendi dentro il Maxxi. Immediato, si solleva un polverone politico con la richiesta di bloccare il commissariamento avanzata da Gasparri, Giro e Cicchitto (Pdl), Buttiglione (Udc), Rodano (Idv), Orfini (Pd) e Croppi (Futuro e Libertà). Tutto comincia venerdì sera con il comunicato stampa che annuncia l'avvio delle procedure di commissariamento e segnala un disavanzo di 700mila euro, destinato ad aumentare nel corso del 2012. Pio Baldi, presidente della fondazione, incolpa del passivo «i tagli lineari effettuati in corso d'anno dal precedente governo» e coperti «grazie all'attivo dei due bilanci precedenti, pari a 2.384.278 euro». Sei conti del passato sono in ordine, per il futuro c'è più di un problema. Il Maxxi deve fare fronte ogni anno a circa 10 milioni di spese. «Nel 2010 il 68 proveniva da finanziamenti pubblici e il restante 32 dall'autofinanziamento, ovvero da biglietteria, sponsorizzazioni e contributi. Nel 2011, il sostegno pubblico ha subito un taglio di oltre il 43, scendendo al di sotto di 4 milioni di euro, mentre la capacità di autofinanziamento del Maxxi ha raggiunto quota 5.562.000 di euro, superando il 50. Nel 2012 contiamo di arrivare a 5 milioni e 800 mila euro». E il resto? Il ministero prevede un finanziamento ordinario di due milioni di euro. Ne mancano almeno tre, quelli che nei primi anni di vita arrivavano da Arcus, la spa del ministero. Roberto Grossi, vicepresidente del cda della fondazione, preannuncia le sue dimissioni «perchéè venuto meno un rapporto di fiducia» e definisce «scandaloso» il silenzio del ministero. Non solo quello guidato da Ornaghi, ma anche quello del predecessore Galan, che ieri si è detto favorevole al commissariamento. «Dal 26 luglio al 18 gennaio - spiega Grossi - abbiamo inviato quattro lettere e non abbiamo mai avuto risposta». Dal ministero precisano che la procedura di commissariamento è stata avviata «non come atto d'imperio, ma come conseguenza della mancata approvazione del bilancio preventivo».E fanno notare che la Regione Lazio non ha ancora versato la quota per l'ingresso nella fondazione ed è per questo che il suo rappresentante Claudio Velardi nonè ancora stato nominato. «Come ha garantito il ministro Ornaghi il Maxxi non chiuderà - commenta il direttore della valorizzazione Mario Resca - e non è detto che si arrivi al commissariamento. La decisione è nelle mani della politica».
ROMA - Il Maxxi: "C'è un disegno politico Strangolati dalla carenza di fondi". Baldi contro il ministero: sbagliato il commissariamento
Il ministero dei Beni culturali ha avviato le procedure di commissariamento del Maxxi, il museo nazionale delle arti e dell'architettura del XXI secolo. La fondazione che gestisce il museo ha incolpato il governo di aver tagliato i finanziamenti pubblici e ha richiesto il blocco del commissariamento. Il presidente della fondazione, Pio Baldi, ha accusato il governo di aver ridotto i contributi di 700mila euro, mentre il ministero ha affermato che la procedura è stata avviata a causa della mancata approvazione del bilancio preventivo. La Regione Lazio non ha ancora versato la quota per l'ingresso nella fondazione, il che ha causato un disavanzo di 700mila euro.
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