Il presidente dell'associazione "Veicetia" spiega il motivo per il quale il polmone verde della città spesso si trasforma in un lago Secondo lo studioso tutto è cominciato 20 anni fa «Sono stati rimossi i vasi romani che garantivano il drenaggio. È stato distrutto l'equilibrio idraulico» Un lago naturale? No, il vialone centrale di Campo Marzo dopo le piogge dei giorni scorsi «Campo Marzo? Secondo alcuni storici come il Da Schio il suo nome deriva da Marcius. Pare che venisse allagato artificialmente per riproporre battaglie navali. Certo, i laghetti che si formano ad ogni pioggia non bastano neppure per un modellino radiocomandato ma la loro genesi è strettamente legata alla storia romana e a quella più recente della nostra città più che alla presenza delle giostre». Sul "lago" che ad ogni pioggia si forma a due passi dalla stazione interviene Andrea Testa, presidente della associazione archeologica "Veicetia". Con una certezza ed una foto: «Sarà un caso, ma tutto è cominciato negli anni 90 del secolo scorso, quando le ruspe portarono alla luce e rimossero un numero considerevole di anfore romane. Erano parte di un vasto sistema di drenaggio». Rinvenuto durante gli scavi per la realizzazione del collegamento fognario dagli operai dell'Amcps e segnalato subito da Testa, testimone attento e rigoroso di molti cantieri cittadini. «Passavo davanti a quello che oggi è il bar Jonas quando vidi ammassati sotto le piante colli e anse di vasi. Mi fermai e mi accorsi subito che si trattava di materiale antico e chiamai immediatamente Antonio Dal Lago, conservatore museale, segnalando il ritrovamento. Nella prima fascia di parco prospiciente la stazione, in direzione della casa di cura Eretenia, emerse un vero e proprio vespaio di anfore, messe una sull'altra e inclinate». «È un sistema - prosegue - che i Romani adoperavano a protezione degli argini o degli edifici per impedire il ristagno dell'acqua, e che è stato usato in città a San Giacomo ed in Piarda Fanton ma anche nelle vicine Padova e Verona». Dallo scavo di almeno due metri per lato furono rimosse e portate al Museo tutte le anfore presenti «ma questo ha distrutto il micro equilibrio idraulico e da allora è cominciato il fenomeno della formazione di pozzanghere e laghetti. Del resto di Feste dei Oto ne ho viste tante in 60 anni, ricordo le chiazze d'erba secca schiacciate dalle giostre, ma non certo acqua. Me lo hanno confermato anche molti anziani». A questi ricordi Testa ne aggiunge altri, a conferma che l'area era comunque stata soggetta ad interventi di drenaggio accurati, probabilmente per lavori di bonifica: «Sempre all'Eretenia, durante i lavori di posa di una grande cisterna, a 5 metri di profondità, fu trovata una paratia intatta quasi fossilizzata composta da tronchi di legno ed assi lavorate con l'ascia. E a poca distanza da lì un canale di scarico in mattoni di epoca altomedievale». Nel dopoguerra, inoltre, nella ricostruzione della stazione ferroviaria, pare sia stata trovata una grande cloaca che scaricava nel fiume. «Se poi pensiamo che a Campo Marzo sono state riportate alla luce dalle bombe aeree materiale di necropoli definite galliche resta difficile pensare ad un acquitrino. E poi ci sono le incisioni del '700 che parlano di un gran circo che periodicamente veniva montato. In legno e del tutto simile agli anfiteatri romani, con gradinate e arena di sabbia. Insomma, la storia di Campo Marzo è ancora da completare, ma quello che succede oggi mi sembra in realtà molto chiaro».