Roma. «Nessun buco di conti per il Maxxi, il bilancio è a posto». Il giorno dopo l'avvio delle procedure di commissariamento da parte del ministero dei Beni culturali, il cda della Fondazione che gestisce il museo romano progettato da Zaha Hadid passa al contrattacco in una conferenza stampa. «Non c'è nessuna ragione tecnica per giustificare l'ipotesi del commissario», sottolineano il presidente Pio Baldi e il vice Roberto Grossi. E la polemica infiamma anche la politica, con gli ex ministri della Cultura, Galan e Buttiglione, divisi tra chi approva il commissariamento e chi lo contesta. Mentre dal ministero di Ornaghi ribadiscono che la politica non c'entra («era un atto amministrativo dovuto») e che con il Maxxi non c'è nessuna guerra. Nel museo la tensione è altissima. I due amministratori raccontano di essere stati avvertiti venerdì dalle agenzie di stampa. E spunta l'ipotesi del complotto: «Evidentemente c'è un disegno». Grossi riporta l'opinione di Stefano Zecchi, il terzo membro del cda ieri assente: «Mi chiedo se all'ipotetico commissario siano stati promessi i soldi necessari al funzionamento del museo». E si dice pronto alle dimissioni. Di fatto, per il management «i conti sono in ordine». E il provvedimento «danneggia il museo» e i rapporti con gli sponsor, mettendo a rischio i nuovi contratti che si stavano chiudendo. 15042012